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Friends, dieci anni dopo il finale parlano gli autori: “Avevamo ragione”. E dicono no alla reunion

David Crane e Marta Kauffman parlano del finale di serie di Friends, di come hanno voluto seguire la loro idea e del rischio dello spin-off Joey. E dicono no alla reunion della serie tv

Dieci anni fa finiva “Friends”, la sit-com che ha segnato gli anni Novanta e che si può definire una delle serie tv più rappresentative di quegli anni. La serie, che ha debuttato nel 1994, ha segnato nel corso delle stagioni ascolti altissimi, con il finale visto da 52,5 milioni di telespettatori.

A proposito del finale, due settimane dopo la fine di “How I Met Your Mother” (che ha suscitato numerose polemiche tra i fan), Entertainment Weekly ha intervistato i due creatori della serie, David Crane e Marta Kauffman, per parlare del finale di “Friends”, della necessità di chiudere lo show e dell’errore di realizzare uno spin-off, “Joey”, durato due stagioni.

I due autori erano consapevoli che il finale di “Friends” non avrebbe avuto particolari colpi di scena, e che ci sarebbe stato il lieto fine per Ross (David Schwimmer) e Rachel (Jennifer Aniston). Crane spiega che il finale della sit-com doveva avere a che fare con loro:

“L’unica cosa che sapevamo è che Ross e Rachel si sarebbero messi insieme. Abbiamo scherzato col pubblico per dieci anni su ‘si metteranno insieme o no?’ e non abbiamo tratto nessun vantaggio nella loro frustrazione Il finale aveva a che fare con l’esecuzione di questa trama. Sarebbe stato un doppio episodio, quindi sapevamo di avere un’ora per arrivare a quel momento. Alcuni dei personaggi erano sposati (come Phoebe, interpreta da Lisa Kudrow, ndr) o avevano figli, quindi dovevamo chiudere le loro storyline, non solo per quei dieci anni, ma anche del loro passaggio dai venti ai trent’anni”.

C’è stata anche la possibilità in cui il finale prendesse una direzione diversa, ma per l’autore sarebbe stato ingiusto nei confronti dei fan e della serie:

“Abbiamo parlato di una possibilità in cui Ross e Rachel non si sarebbero messi insieme, ma c’era l’impressione che più avanti lo avrebbero fatto. Abbiamo pensato ‘No, se lo dobbiamo fare, facciamolo’. Era la natura del nostro show. Non era uno show sull’incertezza. Abbiamo sviluppato non solo quello che il pubblico vuole, ma anche quello che volevamo noi, cioè vederli insieme. Sapevamo che Chandler (Matthew Perry) e Monica (Courteney Cox) avrebbero avuto un figlio, ed è stato divertente dargliene due. Ma no, non cercavamo nessuna follia”.

Anche la Kauffman era consapevole che tutti volevano quel finale:

“Il mio rabbino mi fermava quando portavo i miei figli alla scuola ebraica e mi chiedeva ‘Si metteranno insieme?’. Era ovunque.”

A facilitare le cose, inoltre, il fatto di sentire la pressione dei fan, ma non la stessa che si sente oggi, a causa dei social network e di internet, che avrebbe sicuramente aumentato l’ansia degli autori, come spiega Crane:

“Non avevamo contatti con i social media nè ascoltavamo i siti dei fan. C’erano abbastanza opinioni nella stanza degli autori, per non parlare del cast e del regista e produttore esecutivo Kevin Bright -ognuno aveva una forte opinione a proposito. Non avevamo bisogno di andare oltre”.

La Kauffman aggiunge che il pubblico non sempre è consapevole di ciò che è meglio per la serie:

“Non solo per il finale. In generale, guardi il tuo show, vedi che ci sono delle cose che il pubblico vuole, ma poi credi che ci siano delle cose che siano semplicemente giuste per il tuo show. Lo show ti dice cosa fare, non i fan”.

Nonostante il pubblico non sempre sappia cosa vuole, è giusto che chieda un finale soddisfacente:

“Penso che la sensazione sia giusta. Hai passato dieci anni con dei personaggi che hai invitato in casa tua mentre eri nudo o stavi stirando. L’esperienza che vivi con i personaggi di una serie tv è molto intima, ed ora lo è molto di più con la gente che guarda la serie tv sul computer mentre è a letto. Mi sembra sia giusto che il pubblico voglia un senso di soddisfazione”.

L’autrice ammette però di aver provato ad ispirarsi ad altri finali di serie tv di successo, senza però trovarne nessuno che si potesse paragonare a quello di “Friends”:

“Abbiamo passato del tempo a parlare dei finali che abbiamo apprezzato e di quelli che si adattavano al nostro show. Alla fine non si potevano applicare alla nostra serie, ma abbiamo parlato di ‘Bravo Dick’ (sit-com con Bob Newhart, ndr) e del brillante colpo di scena alla fine (il protagonista si rendeva conto che era tutto un sogno e che in realtà era protagonista di un’altra serie passata, ‘The Bob Newhart Show’, ndr), che è stato incredibile e divertente… Per noi, il punto era uno: stavano tutti crescendo. Non era più il tempo in cui i tuoi amici sono la tua famiglia. Stai dando il via alla tua famiglia.”

Ma i due autori cambierebbero qualcosa del finale? Crane non crede:

“Probabilmente, se lo riguardassi adesso, ci sarebbero una dozzina di battute che mi farebbero dire ‘Davvero? Non potevi farne di migliori?’. Ma in generale, non mi viene nulla in mente”.

Neanche la Kauffman modificherebbe il series finale:

“No, da un punto di vista della storia. Se ci dovessi davvero pensare, sono certa che ci sarebbero delle cose che avrei potuto fare meglio. Eccetto forse che non avrei portato sul set tutti quelli che conoscevo, mi ha distratto!”.

I due sono d’accordo anche sul rischio di fare uno spin-off: “Joey”, che andò in onda dal 2004 al 2006 sulla Nbc, con protagonista Matt Le Blanc, non ebbe il successo sperato. I due, che non hanno lavorato al progetto, non hanno mai pensato durante la serie allo spin-off, come spiega Crane:

“Scott Silveri, Shana Goldberg-Meehan e Matt Le Blanc hanno fatto ‘Joey’, ma nessuno ci ha chiesto di prepararne le basi durante ‘Friends’ “.

La Kauffman, inoltre, è convinta che gli spin-off non possano funzionare, e che nel caso di “Friends” non c’era altro da dire:

“Mai. Mai, fin dall’inizio, abbiamo avuto in mente di fare uno spin-off o un ‘Grown-up Friends’, ‘Friends Kids’ o ‘Baby Friends’. Abbiamo sempre saputo che non sarebbe accaduto, non volevamo farne parte, perchè raramente funzionano. Sentivamo semplicemnte che il nostro show avrebbe avuto una determinata durata nella nostra vita, ed una volta che hai superato quel momento, lo show è finito. Vogliamo bene a tutti coloro che hanno realizzato lo spin-off, ed anche otto anni dopo, gli auguro il meglio! Le aspettative di tutti erano che fosse una continuazione di ‘Friends’, ma non hai gli altri cinque personaggi ed hai tolto l’essenza di ciò che era lo show originale. Ci sono pochi esempi nella storia della televisione di spin-off che funzionano. Per quanto uno abbia talento, credo che sia un’impresa”.

Per quanto riguarda la reunion di “Friends”, con la possibilità di realizzare un film o altri episodi, la notizia ogni tanto circola in rete, ma i due autori hanno sempre detto di no all’idea. Crane crede che bastino le repliche:

“Se volete guardare Friends, accendete la tv! Fortunatamente, c’è ancora (in syndycation, ndr). Ed il cast lo potete vedere in altri lavori. Io e Marta ne abbiamo parlato un sacco: la gente dice di volerla, e noi diciamo che è una cattiva idea, e la gente non è d’accordo.”

La Kauffman teme che una reunion possa avere un effetto poco gradevole:

“Lo show è finito. Ciò che era il centro dello show non c’è più. Ed ad essere onesti, sono passati vent’anni (dall’inizio della serie, ndr). Nessuno è più come allora. E passeresti tutto il tempo pensare ‘Oh, è invecchiato’ “.

I due, infine, stanno lavorando ad altri progetti: Crane è in onda con “Episodes”, nel quale è tornato a lavorare con le Blanc, mentre la Kauffman sta preparando una comedy per Netflix. L’autrice, dall’esperienza di “Friends”, ha imparato una lezione:

“Credo che la lezione che ho imparato sia: lascia che lo show ti parli. Arriva un momento in cui non sei più alla guida, e devi togliere la mxxxa e tornare alle origini dell’ultima storia, e non imporre troppa storia al suo interno. Siamo stati fortunati. Abbiamo avuto uno show in cui l’ultimo episodio in cui i sei personaggi si salutavano ed il pubblico salutava lo show. E’ stato perfetto. Avevamo ragione”.

Ed a giudicare dai ricordi che “Friends” ha lasciato col finale, non ha tutti i torti: una conclusione semplice, anche banale, che però non ha creato malcontento, anche se potrebbe esserci il dubbio che oggi un finale del genere non piacerebbe a qualcuno.

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