APPUNTI SULLA POST TELEVISIONE (21)- NON MI HANNO INVITATO A OTTO E MEZZO, HANNO FATTO BENE

otto e mezzo la7Hanno fatto bene a non invitarmi a "Otto e mezzo" in cui, sul piccolo schermo della 7, si è parlato di cinema. Spiritoso Pierangelo Buttafuoco quando, sul finire della leggera e godibile trasmissione (soprattutto grazie a Tinto Brass che Buttafuoco ha sempre chiamato "maestro" con ironia devota) ha detto pari pari: togliamo le sovvenzioni al cinema ma per carità non togliamole al teatro. Forse lo spettatore non ha capito il riferimento e l'uso della magica espressione contemporanea "conflitto d'interessi".Glielo spiego.
L'autore delle "Uova del serpente"- inizio di romanzo fantastico, il resto in calando- alludeva al recentissimo fatto che lui Pierangelo è stato nominato presidente dal Teatro Stabile di Catania, teatro in questi ultimi anni presieduto da un uomo della tv, catanese, Pippo Baudo, e comunque luogo dove hanno lavorato grandi attori come Turi Ferro, direttori come Giusti, autori come Fava (il padre di Claudio). Ecco la spiegazione. Ecco la realtà. Tutti buoni a criticare i soldi dello stato dati agli altri ma preoccupati di non riceverli per onorare gli incarichi e accettati.
Ottimi gli ospiti. Un mastino dell'economia: Tino Oldani che si è messo a fare i conti in tasca allo stato e al cinema per sovvenzioni che hanno generata catastrofi. Conosco Oldani, abbiamo lavorato insieme all'Europeo. Sa quel che dice. Un critico di qualità: Mariarosa Mancuso che scrive sul "Foglio", ci vediamo a Cannes e a Venezia, ed è una delle poche persone che hanno posizioni molto autonomia nei giudizi e poi ha risp0nde al carico di lavoro che gli impone l'aguzzino Giuliano Ferrara con sintetica, illuminante concisione. Sui giudizi posso non sempre concordare, ma leggerla mi dà piacere. Un attore elegante e dolcissimo, bravo: Giulio Scarpati che passa dal teatro al cinema e alla tv senza farsi imprigionare. Lo avevano chiamato a difendere le posizioni del Manifesto dei Cento Autori- Bernardo Bertolucci in testa- in cui si reclama una maggiore attenzione dello stato e del governo per il cinema e le sue necessità. Si è difeso bene dagli attacchi di Oldani e Mancuso, ma poi Buttafuoco gli ha dato un assist fantastico dichiarando con candore il suo "conflitto d'interessi", ossia i soldi sono buoni vengono a te, un pò meno buoni se vanno agli altri.

C'era, infine, il maestro Tinto Brass.Tra noi c'è simpatia e spero amicizia. Mi piace il suo partito preso nel cinema. Ossia il sesso, o meglio il culo. In un incontro che abbiamo avuto parlando del vuoto nel mondo dopo la rovina delle ideologie, suggeriva come unica prospettiva ideale per noi tutti l'ancoraggio al culo. Delle donne. Gli feci osservare che lo vedevonelle donne, dal mio punto di vista, un bouquet di risorse d'eros più completo. Sorrise. Forse era d'accordo.
Naturalmente l'incontri è stato ricco di spunti. Se però Mussolini parlava del cinema o del cinematografo (filologia di Buttafuoco) come "l'arma più forte", Lenin non ha mai detto "arma" (secondo la citazione del Gran Tinto) ma "arte più forte", che poi intendesse le armi o i gulag è argomento che andrebbe approfondito. Naturalemente non si è raggiunta alcuna conclusione. Ognuno è rimasto delle sue idee, e nelle sue posizioni. Tanto la faccenda è carica di anni e se ne parlerà ancora a lungo. Intanto, probabilmente, il cinema tirerà le cuoia,come diceva Jacovitti, e sa benissimo di essere molto avanti nel viale del tramonto, non è nè arma nè (chissà) arte come la si intendeva fino a ieri l'altro mattina.
Per parte mia,voglio dire che devo essere tra i Mille che si sono aggiunti allelencon dei Cento nel tentativo di agitare acque stagnanti o morte, o deprimenti come dice il non sempre esaltante Quentin Tarantino. Infatti, alla email di amici che mi sollecitavano ho risposto con un icastico "aderisco!". Era un grido di solidarietà più che di dolore. Solidarietà verso il cinema italiano che continuo ad amare, sia quello dal fascismo di Cinecittà si è trasferito nel neorealismo (qualche nome: De Sica, Rossellini, Visconti, Magnani...), sia quello della commedia all'italiana (Monicelli, Risi, Comencini, Sordi, Tognazzi...). Solidarietà con quei registi (Moretti e pochi altri) che mostrano ancora qualche segnale di vita o con quei giovani (Muccino e pochi altri) che hanno conservato l'intelligenza di essere e cercare l'indipendenza, riuscendo a lavorare piegando a se le leggi del mercato). Ma non condivido la richiesta generica di finanziamenti, il tirare la giacca ieri alla destra e oggi alla sinistra, la mentalità di quei giovani disperati che vengono tirati su da vecchi registi disperati per battere cassa. Il cinema in Europa ha fatto ottime cose con i finanziamenti pubblici, in Francia, Germania, Irlanda, Inghilterra. E noi?Vogliamo restare alla discarica della Gomorra di uno stato che paga, a caso, duemila euro per un film e gli incassi non arrivano neanche a duecento? Quanti film veri, quanti registi veri si sarebbero poruti fare con i milleottocento euro perduti o semiperduti?
"Otto e mezzo" ha fatto bene a non invitarmi. Se me lo avessero chiesto, avrei ad esempio spiegato perchè mi sono rifiutato due volte di entrare come autore nella commissione ministeriale destinata a decidere le sovvenzi0ni. Una proposta sotto un governo di destra, una seconda sotto un governo di sinistra. In entrambi i casi, avevo una esperienza diretta a cui rifarmi: quella di un bravo e noto sceneggiatore, di sinistra, che diligentemente leggeva ed esprimeva il suo libero parere su ducento e passa copioni, e alla prima, alla seconda, terza riunione sentì un alto dirigente del ministero competente leggere il prodotto della sua elaborazione tra ministero e partiti (entrambi largamente incompetenti): dieci titoli da realizzare con i soldi in cassa , amici consulenti, prendere o lasciare.
Ecco, questo particolare, piccolo,insignificante particolare -forse-poteva starci a "Otte e mezzo" tra glorie e disgrazione nazionali. Tra cinema e politica.
ITALO MOSCATI

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