Giorgio Biavati (Giovanni Bonelli di Vivere) su Tvblog

giorgio biavati giovanni bonelliLo speciale Vivere di Tvblog, approntato in occasione del cambio di collocazione della prossima settimana (andrà in onda alle 14.45 ma solo per mezz'ora come ci segnala un nostro lettore), vi propone una nuova intervista. Questa volta è il turno di Giorgio Biavati, che tutti conoscerete come l'oste bonario della Locanda Bonelli, ma che, artisticamente parlando, non è proprio nato ieri. Biavati esordisce nel cinema nel 1982 con Testa e croce di Nanni Loy; nel 1987 recita in Ultimo minuto di Pupi Avati e Un'amante di Dino Risi. Da lungo tempo lavora in televisione: da La freccia nera di A.G. Maiano a spettacoli quali Trasmissione forzata e Coppia aperta, entrambi di Dario Fo. Peccato che, quando l'hanno invitato in una trasmisione Rai per raccontare i suoi mitici esordi, un funzionario non abbia particolarmente gradito la sua presenza, rea di fare uno spot alla concorrenza...

Lei, che ha compiuto i primi passi nella soap in ora pomeridiana, come vive questo ritorno alle origini?

"Sarebbe una bellissima cosa se rimanessimo per tutto il tempo in fascia pomeridiana. Non saprei definire quanto tempo durerà questo cambio di collocazione. E' assolutamente positivo tornare in una fascia con un bacino maggiore di spettatori. Per noi è molto meglio"

Cos'ha in serbo per noi il nuovo corso di Vivere?

"Vivere da settembre riparte un anno dopo e il restyling sta venendo molto bene. E' stato molto restaurato. Ci sono dei nuovi ambienti e delle storie molto interessanti. Si è tornati ai sentimenti iniziali di Vivere. Con la ripresa dobbiamo lavorare molto di più, è stata ridotta di molto la squadra e siamo diventati solo dodici, i dodici apostoli"

Come mai i Bonelli, che rappresentano il filo conduttore della trama, si erano di recenti eclissati dalla scena?

"Non so di chi sia la colpa. Non è certa nostra. Non è che noi volevamo. Spesso si provano delle strategie che a volte vanno bene e altre male. I Bonelli hanno dato il via a tutto quanto. E' partito tutto da quella locanda. Quando facevamo 6 milioni, il 35% di share e prendevamo un Telegatto dopo l'altro eravamo noi al timone di questa nave. Adesso ritorneremo molto più presenti"

E' previsto il ritorno di una delle vostre figlie?

"Questo non lo so. Si è pensato a un ritorno di una, due o tre figlie. Per il momento no. Bisogna vedere cosa succederà per capire se possono tornare"

Vivere, proprio grazie ai Bonelli, ha sempre raccontato temi dai risvolti sociali, come la crisi coniugale e in passato anche l'omosessualità (quando fece il suo ingresso in sordina un ragazzo gay amico di sua figlia). Pensa che ritroveremo ancora queste tematiche?

"Io me lo auguro perchè sono queste le cose che interessano alle persone, la vita che scorre tutti i giorni. Bisognerebbe parlare molto di più di questi temi. Le storie d'amore sono interessanti, ma la gente vive con tanti problemi da risolvere e tante angosce. Il veicolo della soap opera mi sembra molto buono. Quando affrontammo il tema dell'omosessualità ho ricevuto molti ringraziamenti per come avevo trattato l'argomento. Culturalmente bisognerebbe spiegare meglio le cose"

Una storia che appassionò molto gli spettatori, in passato, fu quella che vide Giovanni scegliere tra l'amore di sempre, Mirella, e una nuova donna di nome Gigliola, in un momento di crisi per la vostra coppia. Pensa che potrebbe tornare il personaggio di Vera Castagna, molto amato dal pubblico per la sua semplicità?

"Sarei molto contento se tornasse Vera. E' stata una piacevole sorpresa, è un'attrice molto brava e una persona di grande valore. Mi farebbe piacere se tornasse, magari non più come amante mia ma come personaggio a sè. Aveva portato molto, per la sua solarità e la sua capacità, come diceva Stendhal, di entrare in punta di piedi. Il suo ingresso nel rapporto coniugale di Giovanni e Mirella è stato molto discreto, pur avendo rotto certi equilibri"

ll suo collega Fabio Mazzari ha fortemente stigmatizzato la ghettizzazione a cui vanno incontro gli attori di soap. Lei che ha da dire a proposito?

"Non so perchè Fabio ha detto questo. Io prima ho fatto teatro. Poi sono passato al cinema e mi hanno etichettato come quello che faceva teatro. Poi sono tornato al teatro e avevo la macchina dell'esperienza cinematografica. Io faccio tv da quando sono bambino. La prima freccia nera di A.G. Maiano la feci io, quella che fu un successo strepitoso. Andò in tutto il mondo. E allora dopo sono diventato l'attore di televisione. Oggi sono l'attore di soap. Ma sono tutte delle grandissime cavolate. L'attore è attore sempre. Sono tutte strategie che alcuni funzionari o dirigenti pensano, perchè secondo loro alcuni volti funzionano di più se tenuti fermi in una cosa. Succede anche nel calcio. Non bisogna pensare di essere ghettizzati e alimentare il pregiudizio sulla categoria, ma semplicemente che certe strategie possono essere giuste o sbagliate. Io ho fatto Vento di ponente per due anni mentre facevo Vivere ed era un'altra cosa per la Rai. Oddio, c'è stato anche un episodio particolare che ho vissuto in prima persona. Ero stato invitato in una trasmissione della Rai per parlare delle cose che avevo fatto in Rai, appunto La Freccia Nera, e pare che uno dei dirigenti massimi della Rai abbia detto: 'No, per amor di Dio. Giorgio Biavati no. Sarebbe come fare uno spot promozionale a Vivere e a Canale5'. E questo è un signor dirigente importante, un pezzo grosso"

Quali sono i personaggi di cui sente maggiormente la mancanza sul set, a partire dai recenti addii?

"Edoardo Siravo è un personaggio con cui lavoravo benissimo e con lui, Fabio Mazzari e Gabriele Greco facevamo proprio i quattro moschettieri. Era molto simpatico, lavoravamo insieme da otto anni. Pare che lui abbia deciso di non continuare per degli impegni a teatro "

Dunque, si continua a Vivere i rapporti anche fuori dal set?

"Io ho trovato degli amici. Non era mai successo di fare una compagnia dove si andasse così d'accordo. Anche dopo il lavoro, nei weekend, organizzavamo spettacoli insieme. E' continuata la nostra frequentazione anche oltre il set. Lavorare tanto insieme, per poi condividere la quotidianità con i nostri rispettivi compagni e compagne"

  • shares
  • Mail
13 commenti Aggiorna
Ordina: