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Il giudice meschino, Luca Zingaretti non riesce da solo a rendere la fiction interessante

Il giudice meschino su Raiuno risente di un’impostazione classica, nonostante Luca Zingaretti si dimostri sempre all’altezza, ma il racconto è lento e non sfrutta l’attualità del tema del film-tv

Luca Zingaretti non può reggere da solo una fiction: uno degli attori più amati dal pubblico italiano, nonostante dimostri di essere sempre attento e puntuale, non riesce a sollevare “Il giudice meschino” da un’impostazione decisamente vecchia e lontana dai racconti più moderni che Raiuno ci ha mostrato nelle ultime settimane.

Il film-tv, tratto dall’omonimo romanzo di Mimmo Gangemi, risente di un modo di pensare il racconto della ‘Ndrangheta come ad un argomento che possa interessare solo ad un pubblico adulto. L’errore sta nel voler rappresentare le indagini del Pubblico ministero Alberto Lenzi (Zingaretti) con un ritmo che si allontana da un pubblico eterogeneo e punta invece a telespettatori già “educati” sul tema.

Il traffico di scorie radioattive è un problema purtroppo più che attuale, e che colpisce varie parti d’Italia. Per questo, ci si sarebbe aspettata una sceneggiatura più smaliziata, che riuscisse a svecchiare il contesto giudiziario ed a rendere più approfonditi i personaggi.

A proposito dei personaggi, se quelli di contorno non sembrano colpire particolarmente, è il protagonista che merita attenzione. Lenzi da giudice pigro e che ormai non crede più nel suo lavoro si trasforma e torna ad essere l’uomo che svolge il suo mestiere: un percorso che, però, non ottiene il meritato spazio. Lenzi sarebbe potuto diventare un antieroe ed il suo percorso di cambiamento avrebbe potuto regalare più profondità al racconto. Invece, si è preferito concentrarsi sul caso a cui lavora, mettendo da parte (o comunque rendendola secondaria) la sua trasformazione.

Un peccato, perchè le premesse per raccontare una storia tra la finzione e l’attualità usando un personaggio forte e capace di allontanarsi dai soliti luoghi comuni del genere sono presenti nei primi minuti della fiction, per poi dissolversi a favore di una struttura più rigida e rivolta alla trama gialla.

Forse “Il giudice meschino” avrebbe potuto offrire più spunti se avesse avuto più tempo per sviluppare il percorso del protagonista, mentre il film-tv costringe la sceneggiatura a comprimere tutto dentro un limite che impedisce ad una storia potenzialmente originale ad essere troppo classica e rigida.


Il giudice meschino