Rai, Tarantola: “Nelle nostre fiction si trovano donne reali; aumentate giornaliste, conduttrici e concorrenti nei quiz”

La presidente della Rai ha parlato anche di ascolti e di riequilibrio economico-finanziario di Viale Mazzini

Prendendo spunto dalla due-giorni dedicata alla ‘differenza di genere come risorsa’, che la Rai ha organizzato per mercoledì 5 e giovedì 6 marzo prossimi in occasione del 90° anniversario della radio e del 60° della televisione, Il Corriere della Sera ha intervistato Anna Maria Tarantola, presidente della Rai, la quale ha voluto però tenersi lontana dalle polemiche in corso — dal Festival di Sanremo alle nomine — perché “queste sono questioni che devono essere discusse all’interno del cda”.

La Tarantola ha raccontato quale è stato il suo impatto con Viale Mazzini quando un anno e mezzo fa circa fu nominata su indicazione del governo Monti, ammettendo di aver dovuto trascorrere i primi 6-8 mesi a studiare:

Delicato, perché mi sono trovata in una realtà che non conoscevo e che aveva grandi complessità: alcune che riguardavano aspetti organizzativi-gestionali che sono comuni a tutte le aziende, altre completamente nuove. Ho passato i primi 6-8 mesi a studiare. Poi, questa è un’azienda che ha una grande potenzialità e una responsabilità enorme e che sta vivendo un momento di grande cambiamento. Forse va un po’ lentamente, ma non è che la Rai non ha capito che molto è cambiato. Anzi.

Quindi l’ex dirigente della Banca d’Italia ha illustrato il punto da cui lei e il direttore generale Luigi Gubitosi sono partiti:

Abbiamo trovato un’azienda tecnologicamente molto arretrata, ma con grandi potenzialità. Un’azienda che ha su di sé un’enorme responsabilità perché ciò che fa ha un impatto su tutto il Paese. Questo richiede equilibrio, capacità di capire e di prendere le decisioni; e anche di rallentare quando le modifiche sono delicate, per poi riprendere il cammino. L’importante è sapere dove si sta andando e noi l’abbiamo ben chiaro.

anna maria tarantola

L’intervista si è poi spostata su uno degli obblighi indicati sul contratto di servizio 2010-2012 (ancora in vigore), cioè quello di dare spazio a una rappresentazione corretta e non stereotipata delle donne. La Tarantola non ha dubbi:

Lo facciamo sia intervenendo sulla qualità della nostra programmazione, sia aumentando il peso delle donne nella Rai, sia con iniziative come questo convegno con il quale vogliamo acquisire informazioni, conoscere meglio il Paese e metterci a confronto con gli altri per aprire un grande dibattito.

La presidente ha citato i dati dell’Osservatorio di Pavia dai quali “emergono risultati positivi”:

Abbiamo una qualità ottima sulle fiction, nelle quali oggi troviamo donne reali: nel comune sentire deve passare l’idea che è normale che una donna sia avvocato o tenente di vascello o magistrato e che abbia una sua vita e capacità di contribuire alla crescita del Paese. È aumentato il numero delle giornaliste, che ora rappresentano più del 40 per cento del totale, ed è cresciuta anche la loro presenza in video. Così come è aumentato il numero delle conduttrici e la presenza delle concorrenti nei quiz. Da settembre 2012, quando è entrato in carica questo cda, a settembre 2013, inoltre, sono state nominate 12 dirigenti donne.

La Tarantola ha poi aggiungo che c’è invece da migliorare “sulle esperte-donne che vengono consultate” e “sulle persone intervistate e di cui si parla”, ma “questo, purtroppo, non è un terreno sul quale la Rai può fare da sola” anche perché “è il riflesso del fatto che le posizioni apicali sono maschili”.

La presidente ha confermato che “la nostra policy di genere” impone alla Rai di esaminare il curriculum almeno di una donna nei casi di promozioni. Anche per quanto riguarda gli ascolti della tv pubblica, si è detta soddisfatta:

La Rai ha sempre uno share del 40 per cento come media settimanale, che è di ben 5 punti sopra la concorrenza. Detto questo, se diamo una rappresentazione più sobria perdiamo ascolti? Ma noi siamo il servizio pubblico e il contratto di servizio ci dice che dobbiamo muoverci in questa direzione. Dobbiamo essere molto bravi. Io non sono una creativa e dico, con umiltà, che ho bisogno di autori che sappiano creare una fascinazione senza rappresentare la donna come un oggetto ma come una risorsa pensante. Si possono avere ottimi risultati, come con Don Matteo, Montalbano, anche con un tema triste come Braccialetti rossi.

Infine la Tarantola ha rivendicato anche l’esser riusciti a mettere in atto il riequilibrio economico-finanziario “dove siamo in linea con il budget e, anzi, andiamo meglio”.

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