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L’assalto, la crisi e la ‘Ndrangheta al nord con realismo e dramma. Abatantuono rinuncia alle risate per un ruolo che non delude

L’assalto riesce a raccontare la difficoltà degli imprenditori italiani ed il rischio di finire ad avere a che fare con la ‘Ndrangheta seguendo l’attualità e raccontando i fatti con una regia che segue bene il cast e l’interpretazione di Diego Abatantuono, alle prese con un personaggio lontano dai suoi ruoli comici

Due mesi fa Raiuno affrontò il tema della crisi con “Casa e bottega”, film-tv con Renato Pozzetto che ha scherzato, dove possibile, sulla crisi che mette in difficoltà gli imprenditori. “L’assalto”, invece, ha trattato lo stesso tema virando sul drammatico, senza lasciare spazio a momenti comici e portando il telespettatore davanti ad una realtà già sentita attraverso i telegiornali.

La storia dell’imprenditore Giancarlo Ferraris (Diego Abatantuono), che per colpa della crisi finisce ad avere a che fare con la ‘Ndrangheta e si vede obbligato a piegarsi alle loro decisioni, sbatte in prima serata una questione d’attualità senza girarci intorno. Se il film parte con toni leggeri, con la laurea della figlia del protagonista ed un clima di serenità, il film diventa più cupo e drammatico nella seconda parte, quando la criminalità organizzata pretende che l’aiuto fornito a Giancarlo sia ricambiato.

Gli imprenditori che non sanno come pagare i propri dipendenti, la paura di cadere nella trappola di chi approfitta della difficoltà altrui ed il tentativo di rispondere delle forze dell’ordine, che però si trovano davanti a persone che fanno fatica ad accettare il fatto di essere vittime, rendono “L’assalto” un film-tv più realistico rispetto a quello di Pozzetto. Se “Casa e bottega” aveva però espresso la propria intenzione di far ridere su un argomento del genere, “L’assalto” non cerca la risata, risultando un esempio di come la tv pubblica possa raccontare la realtà in fiction senza risultare troppo lontana dai fatti.

Ricky Tognazzi si dedica alla sceneggiatura ed alla regia del film-tv, rinunciando di comparire sul piccolo schermo: la sua scelta gli permette di lavorare meglio su scene naturali, preferendo usare la macchina da presa a spalla per rendere la storia più dinamica e non intrappolare i personaggi in scene troppo costruite.

Il resto lo fa il cast, che riesce ad interpretare il racconto in maniera vivace e che, con a capo un Diego Abatantuono in forma, non delude. Proprio Abatantuono è il valore aggiunto del film: messa da parte la sua vena comica, l’attore riesce con un’interpretazione asciutta a raccontare le difficili scelte di un imprenditore italiano alle prese con il tentativo di salvare il proprio lavoro.

“L’assalto” ha nel suo racconto le intenzioni di voler portare il pubblico di fronte ad una storia dura, che non permette distrazioni o momenti di svago. Proprio come la realtà che molti imprenditori affrontano, il film-tv ricorda come ad essere colpiti dalla crisi siano “prima le aziende e poi le banche”: sebbene non possa risolvere il problema, è bello sentire una fiction che riporta il pubblico davanti alla realtà.


L’assalto Fiction Rai1

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