Julie Lescaut, la serie francese chiude dopo 22 anni

Va in onda questa sera il 101° e ultimo episodio della serie ambientata nelle banlieu parigine.

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Ventidue anni di onorata carriera e 101 episodi da poter replicare all'infinito: si chiude questa sera, 23 gennaio 2014, in prima serata su TF1 la serie poliziesca Julie Lescaut, una delle fiction più longeve d'Oltralpe che ha debuttato giovedì 9 gennaio 1992 e che è rimasto nei giovedì dei francesi per oltre venti anni. La sua storia non poteva quindi che concludersi così com'era iniziata, in un giovedì di gennaio.

Un addio annunciato da tempo quello del commissario della stazione di Clairiéres, interpretato dall'attrice Véronique Genest, che dal 1992 dà il volto al personaggio letterario creato da Alexis Lecaye, trasposto poi in tv. E dopo 100 indagini, 100 casi di omicidi e delitti, 100 enigmi da risolvere, il commissario Lescaut saluterà i suoi uomini e sceglierà di dedicarsi alla famiglia al termine di un'inchiesta che coinvolgerà da vicino i suoi affetti più cari. Dovrà, infatti, avere a che fare con la figlia minore Babou (Joséphine Serre), che ritroverà dall'altra parte della barricata: una situazione che spingerà il commissario a rivedere la sua esistenza e a riscrivere le sue priorità. E in basso potete dare uno sguardo al promo.

Un addio, dunque, non cruento, tanto meno definitivo. A quanto pare il commissario non verrà ucciso, il che lascia sempre aperta una porta per un eventuale ritorno, sempre che il pubblico francese richieda a gran voce un suo rientro in servizio.

Stando a quel che si legge oggi sul blog di le Monde dedicato alle serie tv e firmato da Pierre Sérisier, sembra però che la critica non pianga per la fine della serie:

"E' la fine di un'epoca (...) ed è anche un sollievo per tutti noi e per quella sfortunata generazione che è cresciuta con lei. quest'ultimo episodio può essere una speranza, magari debole, sottile, fragile, certo non folle, sconsiderata e irragionevole, che ci si possa lasciare alle spalle questo genere di programmi. Può essere la speranza che sia finalmente accettata l'idea semplice, ma nonostante questo talmente incompresa, che fare della fiction innovativa non è incompatibile con dei buoni ascolti"

si legge nel pezzo del giornalista di le Monde che a testimonianza della possibilità del binomio qualità/ascolti chiama in causa la sempiterna BBC, evidenziando anche la qualità delle produzioni delle emittenti generaliste danesi e svedesi e come l'ambizione di prodotti qualitativamente elevati sia affidata a un canale pay (Canal+), a una rete di nicchia (Arte) e all'offerta di un operatore di telefonia (Orange).

Tutto il mondo è paese, insomma, e si può capire lo sfogo di Sérisier, che ricorda come in questi 22 anni, mentre Julie Lescaut arrestava criminali, in Francia e nel mondo sia successo di tutto:

"Non niente contro di lei, Julie Lescaut, ma neanche niente a favore. In fondo non è colpa sua se ha resistito tanto tempo. Quando avete debuttato, il Presidente era François Mitterrand (...), i computer avevano lo schermo in bianco e nero, c'erano solo sei canali tv, non si parlava ancora di surriscaldamento climatico e un pacchetto di sigarette costava ancora cinque franchi, mentre ora cosa dieci volte di più".

Insomma, se Atene piange Sparta non ride e mentre noi lottiamo con medici e sacerdoti, in Francia qualcuno almeno pensa alla pensione. Dopo 22 anni.

Da noi però c'è tempo per salutare Julie, importata in Italia 'solo' una decina di anni fa. Pochi ricorderanno gli esordi su Rai 2, visto che ormai dal 2007 il ciclo di film tv (definito non certo a caso 'serie alla francese', con le sue puntate di 100') è una delle pietre miliari della programmazione di Rete 4 che se ne serve a ogni pie' sospinto nelle collocazioni più varie. A luglio 2013 da noi è stata trasmessa in prima tv la 19a stagione, per cui abbiamo ancora 14 puntate inedite da smaltire.

Per adesso Julie dice addio ai suoi. E sarà davvero la fine di un'epoca.

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