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II – L’Estate

Prima Parte. Giunti al termine delle fasi preliminari del montaggio ci siamo trovati di fronte a un meraviglioso problema: erano stati utilizzati dei nastri riciclati. Il timecode sganciava, così abbiamo dovuto utilizzare la riserva invece del program. E tutti gli stacchi del programma erano sul field anziché sul frame. Chi sa di questioni tecniche avrà

Prima Parte.
Giunti al termine delle fasi preliminari del montaggio ci siamo trovati di fronte a un meraviglioso problema: erano stati utilizzati dei nastri riciclati. Il timecode sganciava, così abbiamo dovuto utilizzare la riserva invece del program. E tutti gli stacchi del programma erano sul field anziché sul frame. Chi sa di questioni tecniche avrà capito il dramma, chi non ha dimestichezza con la cosa mi perdoni se non mi dilungo in spiegazioni – provvederò, un giorno – e si immagini soltanto quante volte può cambiare l’inquadratura in un programma di un’ora e cinque minuti. Ebbene: abbiamo dovuto ripassare ogni singolo cambio di inquadratura. Da mezzanotte del venerdì fino alle ore 12:30 del sabato. Tutto sotto controllo, considerato che si andava in onda alle 17:45 del giorno stesso.

Inutile dire che dopo 31 ore di veglia consecutive, di cui 29 passate davanti al monitor di un computer – per un programma che nemmeno vedeva il sottoscritto accreditato nei titoli di coda – tornare a casa e non sapere nemmeno se lo si vedrà in onda ha un risvolto drammatico, e anche romantico, se vogliamo.
Ricevere infatti – dopo che la sigla la vedi, in onda – una telefonata dal titolare del service dove hai passato l’ultima settimana della tua vita, sentirlo che ti dice che è quasi commosso (nonostante la pochezza del programma) è una soddisfazione grossa.

Che poi il regista si incazzi perché sono sfuggiti parecchi problemi tecnici, questo è un altro paio di maniche.
L’assistente (io) se ne va a dormire con la certezza di aver fatto l’impossibile, e si prepara definitivamente all’estate, il periodo più nero per il videomaker, quello in cui o ti dedichi ai matrimoni (ma su Roma non ho nessun contatto) o aspetti fiducioso che arrivi un contatto per qualche produzione settembrina.

I giorni estivi trascorrono veloci con il vostro videomaker che osserva di tanto in tanto il cellulare constatando una volta di più l’assenza di chiamate, finché una telefonata giunge. E una casa di produzione per la quale si è prodigato per tre giornate di lavoro gratuito (in questo campo il lavoro non è mai gratuito. E’ un investimento) offre finalmente la prospettiva di un lavoro in una sorta di reality.
Poco dopo, il vostro videomaker ha la possibilità di fare una cena con un bravo regista, di cui non farà il nome, dalla quale esce più motivato che mai, e deciso a continuare a fare la formichina, racimolando le piccole occasioni e cercando di dare il meglio in ogni situazione, anche quelle più disastrose.
Ci vuole amore, in questo lavoro.

[Continua]

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