Morandini, il dizionario dei film apre alle serie tv (e mette Montalbano in copertina)

La nuova edizione del Morandini, il dizionario dei film, contiene una sezione sulle serie tv. In copertina Luca Zingaretti, protagonista de Il Commissario Montalbano, contento che la fiction stia diventando importante

Luca Zingaretti

Da oggi, quando sfoglierete il "Morandini", il celebre dizionario dei film italiani, potrete trovare anche informazioni sulle serie tv: l'edizione 2014 del volume edito da Zanichelli da quest'anno offre infatti una sezione dedicata anche a questo genere, con 250 titoli scelti tra i più seguiti o meglio realizzati. Non molto, considerata la mole di informazioni che si trovano su un volume più specifico come "Il dizionario dei telefilm", ma un modo per sottolineare l'importanza del genere.

Sarebbe già questa una notizia: il più prestigioso dizionario dedicato alla cinematografia del nostro Paese apre anche ai telefilm, riconoscendo la loro qualità e la loro maggiore influenza sul grande schermo. Ma non basta: nella copertina dell'edizione di quest'anno compare infatti non il protagonista di una pellicola, ma un attore diventato noto proprio per una serie tv, ovvero Luca Zingaretti, in tv protagonista de "Il Commissario Montalbano".

Una decisione che vuole sottolineare l'importanza che la serialità ha nella produzione televisiva: fiction, film-tv e serie sono sempre più oggetto di lavoro per importanti case di produzione, sceneggiatori e registi che prima non erano mai uscito dal grande schermo. Ora, invece, il piccolo schermo offre possibilità che prima non dava, anche se, bisogna ammetterlo, la produzione italiana è ben lontana, per qualità o capacità di speriementazione, da quella americana ed europea.

Zingaretti, però, è convinto che la decisione di inserire le serie tv nel Morandini sia una notizia importante, come dice ad "Il Giorno":

"Finalmente anche in Italia abbiamo ricosciuto il valore artistico dei film per la televisione, colmando quel divario che, in un Paese culturalmente conservatore come il nostro, separava il cinema, mezzo di espressione più colto, dalla tv, considerata irrimediabilmente popolare".

Per Zingaretti, inoltre, la televisione dà la possibilità di provare nuovi linguaggi: l'esempio che riporta è noto a tutti:

"Senza accorgerci che le serie sono diventate, da anni, un vivacissimo laboratorio. E' lì, in film-tv (così lui la definisce, ndr) come 'Breaking Bad' che si sperimentano sceneggiature, montaggi, regie che il cinema usa solo dopo. In Italia, poi, abbiamo una serie, quella del Commissario Montalbano che è stata celebrata in tutto il mondo. Basterebbe questo a giustificare maggiore attenzione per i lavori televisivi".

L'attore spera anche che il cinema possa aiutare la tv a raccontare storie di qualità, mettendo da parte la paura di sporcarsi le mani con un mezzo così popolare:

"Lo auspico, perchè noi avevamo un patrimonio di artigiani del cinema, che il mondo ci invidiava e che non ragionavano con lo snobismo dell' 'autore' che affligge il nostro cinema oggi. Adesso ci sarebbe un grande bisogno di bravi registi, montatori, sceneggiatori capaci di lavorare al servizio di prodotti di consumo, ma ben realizzati, di mettere le loro idee al servizio della televisione".

Si torna, a parlare de "Il Commissario Montalbano", una delle poche serie tv italiane che la critica estera ha apprezzato. Un buon modo per parlare degli italiani all'estero, secondo Zingaretti:

"Il Commissario è diventato un modello da esportazione, all'estero, lui rappresenta gli aspetti più affascinanti dell'italianità. E' un uomo giusto, non segue le mode, ragiona senza condizionamenti. E adora la buona cucina, vive in un posto meraviglioso. E' davvero uno spot della migliore versione dell'essere italiani".

Se "Il Commissario Montalbano" è riuscito a convincere il pubblico di molti Paesi, la serialità italiana resta però ancora molto lontana da poter essere all'altezza di questa serie. Il coraggio di cui parla Zingaretti deve ancora trasformarsi in storie e personaggi che siano davvero capaci di intrattenere il pubblico senza avere nulla di meno rispetto al cinema.

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