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Parte Prima. La Dedizione

Ho rimandato a lungo la prima parte di questo “Diario del Videomaker“, per vari motivi. Intanto perché non mi convinceva il nome Videomaker (meglio Filmmaker? ma la doppia m è brutta graficamente, e poi non faccio film. Non ancora, almeno. Regista non si può, è un po’ troppo presuntuoso. Diario di un aiuto-regista, montatore, cameraman,

Ho rimandato a lungo la prima parte di questo “Diario del Videomaker“, per vari motivi. Intanto perché non mi convinceva il nome Videomaker (meglio Filmmaker? ma la doppia m è brutta graficamente, e poi non faccio film. Non ancora, almeno. Regista non si può, è un po’ troppo presuntuoso. Diario di un aiuto-regista, montatore, cameraman, aspirante regista, regista di corti e videoclip non va bene).
Poi perché, sinceramente, non sapevo da che parte cominciare.
Alla fine ho dovuto cedere, e questa giornata è la migliore in assoluto per iniziare il mio diario.
Che, lo scoprirete presto, è in realtà il racconto di una storia d’amore: questo lavoro bisogna amarlo come la più delicata, bella e irraggiungibile delle amanti, se non si vuole perderlo irrimediabilmente.

Sono reduce da una settimana di lavoro duro e mal pagato – 200 euro in tutto, mi sono messo in tasca, lavorando di fatto da venerdì scorso a ieri mattina. Negli ultimi cinque giorni credo di averne spesi almeno la metà in pranzi e cene fuori, vicino alla sala montaggio.
Dopo la trasferta e il lavoro per la registrazione di una di quelle meravigliose marchette RAI – per la quale ho preparato alla svelta anche un’ora di loop da mandare sui videoproiettori che facevano parte integrante scenografia – costellata di una serie di problemi tecnici(*) indicibili, mi sono immolato alla causa del montaggio: pur non firmando il programma, ma essendo solo aiuto, anche se di fatto il mio lavoro finiva – pagato – dopo la registrazione non me la sarei mai sentita di non esserci. Ed è stato un bene, perché tutti i problemi tecnici, a cascata, si sono riversati in questa sala montaggio.
Mi sono dedicato alla sigla di testa e di coda, mentre il regista si occupava di risistemare un program funestato da sganci della steady, fuori fuoco e lunghi, noiosi blocchi da tagliare.

(continua)

(*) da ora in avanti si immaginino, per problemi tecnici, tutte quelle vicende che riguardano strettamente le attrezzature, chi le utilizza, l’impianto del programma, la scrittura, le prove etc.

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