Di che peccato sei?


Partecipare, renderti protagonista, farti sentire attivo: sembra questo l'imperativo categorico che muoverà chi fa televisione nei prossimi anni.
Sono giorni che su Canale5, a seguito del promo del film "Di che peccato sei?" per la regia di Pier Francesco Pingitore , si viene invitati a scegliere tramite il televoto il peggiore tra i sette peccati capitali. La lussuria o la gola? L'ira o la superbia? O piuttosto l'invidia? E se fossero l'avarizia e la pigrizia?
Ogni peccato dà lo spunto ad una storia diversa e coincidenza vuole che alcuni episodi, come si legge nella pagine di presentazione, vengano ambientati nel mondo della televisione.

Gola fornisce materia per un reality dal titolo emblematico "Morti di fame", l'Ira permea di sé un dibattito televisivo intitolato addirittura "La tolleranza", al punto da provocare una rissa furibonda e la conseguente distruzione di uno studio, l'Invidia è quella di una ragazza d'oggi, vittima dei modelli imposti dai giornali e dalla tv, che arriva a sconciare il proprio corpo e il proprio viso alla ricerca di una perfezione che il chirurgo plastico non potrà mai darle, la Superbia è quella di un super-conduttore televisivo, che vuole apparire amico di tutti e col cuore in mano, ma una volta spente le telecamere si rivela un'autentica jena.
Alla fine del film sarà svelato il responso degli italiani mentre, alla luce delle trame sopraccitate, l'unico peccato capitale mi sembra quello che commette la televisione di oggi: l'autoreferenzialità!

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