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Corrado Augias: “In Rai si lottizzano anche gli uscieri. I talk non informano, i Tg neppure”

Augias ritiene che alla base dei talk show ci sia la logica dei tre ubriachi che litigano per strada. Ecco di cosa si tratta.

Corrado Augias non ha dubbi e sul genere televisivo dei talk show severamente afferma che “non è vero che servono a capire la situazione, a chiarire i dettagli di quello che ci sta succedendo”. Anzi, questi programmi sono basati sulla logica dei tre ubriachi che litigano per strada:

I talk show si sono retti, per tutti questi anni, sull’attrazione che esercita la rissa. Se uno passa per strada e vede tre ubriachi che litigano si ferma incuriosito a guardare.

Il giudizio di Augias, da questa stagione orfano de Le storie – Diario italiano, non è meno incisivo per quanto riguarda i telegiornali italiani, i quali “sono viziati da una prerogativa unica: parlano pochissimo della vita del Paese e moltissimo della vita dei partiti”:

A chi vive in Italia e non mette l’occhio al di là delle Alpi sembra normale ma non è normale. Che i Tg tutte le sere ci dicano cosa è successo dentro il Pd, dentro il Pdl, nei grillini. Non lo fa nessuno nel mondo, dove i Tg dicono, “il prodotto interno lordo sta così, la valuta sta così, il commercio estero va in questo modo”. Danno informazioni sulla vita del loro Paese, non sulla vita dei partiti.

Augias è un fiume in piena e nell’intervista rilasciata a Il tempo denuncia con la solita razionalità che “alla Rai si lottizzano anche gli uscieri ai piani, non dico i direttori delle testate, quello va beh, si fa dappertutto. Ma anche gli uscieri e le segretarie!”. Infine, forte della sua esperienza a Telefono giallo, critica anche i programmi che oggi si occupano di cronaca nera. I riferimenti evidentemente sono a Quarto Grado e a Linea Gialla, che comunque il giornalista e scrittore non cita esplicitamente:

Quando noi facemmo Telefono giallo eravamo gli unici che facevano quella roba lì. Ma come la facevamo? Noi prendevamo dei casi freddi, i cold case, casi di delitti insoluti e dimenticati. Andavamo a ripescarli e facevamo i copioni dei programmi sugli atti dei tribunali che avevano cercato invano di chiarire il caso. Era tutta una ricerca di tipo storico. Angelo Guglielmi, direttore di Rai Tre, disse una famosa frase: “Noi non abbiamo i soldi per fare gli sceneggiati, Telefono giallo è il nostro sceneggiato”. Raccontavamo una realtà insoluta. Questi di oggi cosa fanno? Siccome si strappano il pane di bocca l’uno con l’altro, sono costretti a parlare del caso successo l’altro ieri. E chi va in studio a discuterne? Dei disinvolti criminologi, capaci di improvvisare su quattro notizie di giornale e dei giornalisti che ne sanno quanto lei e me. E questo io lo trovo profondamente inadeguato alla tragedia che sempre un omicidio rappresenta.