La Gabbia, Bagnai contro tutti: "Cairo condiziona la trasmissione, la regia mi toglieva il microfono"

L'economista infuriato: "Se non mi invitate più non me ne frega un beneamato c@zzo"

La rottura tra Alberto Bagnai e La Gabbia, che vi abbiamo raccontato ieri sera, è ormai insanabile. L'economista ha scritto sul suo blog un post ad hoc rincarando accuse e critiche al programma condotto da Gianluigi Paragone. Partiamo però da un tweet del 6 settembre scorso.

Il riferimento di Bagnai è al fatto che gli autori de La Gabbia, come accadeva a L'ultima parola (d'altronde si tratta degli stessi autori), credessero che i suoi interventi funzionassero in tv solo in un duello con chi la pensava diversamente da lui sulla necessità di uscire dall'euro. Insomma, l'economista, già prima dell'esordio in diretta su La7, aveva esternato un malessere. Poi, evidentemente, ricomposto, anche attraverso il confronto ("l'ennesima paternale" la definisce Bagnai) con gli autori.

Arriviamo a mercoledì sera. La diretta si chiude, Bagnai lamenta di aver avuto poco spazio e il giorno dopo, appreso il risultato auditel, Paragone su Twitter fa capire di aver impallinato l'economista il cui intervento è coinciso con un calo di ascolti. Si apre così lo scontro (pubblico) tra Bagnai e Sergio Bertolini, autore de La Gabbia, come vi abbiamo testimoniato ieri. Intanto però arrivano nuove dichiarazioni, più articolate, di Bagnai:

La prima coordinata è questa, caro autore: stampati bene in testa che a me se non mi invitate più non me ne frega un beneamato c@zzo: siete voi che avete chiamato me, non io voi. Non è un dettaglio: è l'asse delle ascisse.
La seconda coordinata è questa, caro autore: non sopravvalutare il potere del tuo mezzo. Se non me ne frega un c@zzo di essere invitato da voi, è perché in due anni, da dietro una scrivania e con la forza della parola e della verità sono riuscito a portare sui media un dibattito che era tabù da decenni.

Poi spazio al retroscena. Bagnai dice che "l'aspetto indecoroso della trasmissione di ieri sera (mercoledì, Ndr) non è quello che è successo in studio, ma quello che è successo prima":

Io avevo chiesto due semplici cose. Primo: se veramente vogliamo fare una battaglia antipude, semplicemente evitiamo di presentare ogni volta me come l'economista "eretico", "rivoluzionario", "strambo". Diciamo che c'è uno che ha il coraggio di dire in Italia quello che nel resto del mondo è common sense. Avrei quindi preferito non essere collocato su alcun pulpito, e avere la possibilità di interloquire.
Secondo: basta con gli "uno contro tutti", o, se vogliamo farli, facciamoli come vanno fatti: io seduto da una parte, tutti dall'altra, gli altri fanno domande e io rispondo. Visto che le tesi che si confrontano sono due, in questo modo le due tesi hanno spazio paritario.

Bagnai quindi osserva che è andata, invece "esattamente al contrario":

Mi hanno messo sul pulpito, da dove la regia mi toglieva il microfono privandomi della possibilità di interloquire, e non solo non hanno dato spazio paritario alla "mia" tesi, dopo averci scaltramente costruito la campagna di lancio della trasmissione con quella che è stata di fatto una pubblicità ingannevole, ma mi hanno dato proporzionalmente meno spazio che a tutti gli altri.

Non è finita. Ecco le accuse più esplicite, che tirano in ballo anche l'editore di La7:

Cairo evidentemente condiziona la trasmissione molto più e molto peggio di quanto il compianto aracnide la condizionasse su Rai2. Il format non si basa sull'esposizione di un concetto (magari con un grafico, con un minimo di tempo per esporlo), ma sulla solita gazzarra nella quale è sì vero che io spicco perché alla fine sembro l'unica persona normale, ma è altrettanto vero che corro il rischio di degradarmi. La collocazione in prima serata, poi, è del tutto virtuale. Non ho controllato, ma credo di aver cominciato ad intervenire poco prima delle undici.

Bagnai, pur assicurando di "credere nella buona fede di Gianluigi Paragone", ha scritto che il conduttore "non del tutto immeritatamente" è stato travolto dallo "tsunami di merda proveniente da Twitter" durante la diretta.
Infine, tanto per non farci mancare nulla, la proposta del boicottaggio:

Prima protestiamo su Twitter, chiedendo il programma che ci piacerebbe, e poi togliamo audience a un programma che non ci è piaciuto. (...) Se siamo tanti, il nostro boicottaggio lo aiuterà: diciamo che noi valiamo due punti di share? Siccome mi pare ne abbiano fatti quattro, vedrai che se glie ne togli due la musica cambia.

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