APPUNTI SULLA POST TELEVISIONE (3)- CINISMO E PASSIONE

In questo capitoletto del nostro romanzaccio di fantatv, il protagonista è Gianni Boncompagni. Perché? Perchè incarna molto bene un atteggiamento, un comportamento che descrivono perfettamente il passato, il presente e, chissà, ma non c’è da dubitarne, il futuro prossimo. Dico subito che Gianni, che conosco solo di sfuggita personalmente, è un uomo spiritoso e le

Gianni BoncompagniIn questo capitoletto del nostro romanzaccio di fantatv, il protagonista è Gianni Boncompagni. Perché? Perchè incarna molto bene un atteggiamento, un comportamento che descrivono perfettamente il passato, il presente e, chissà, ma non c’è da dubitarne, il futuro prossimo. Dico subito che Gianni, che conosco solo di sfuggita personalmente, è un uomo spiritoso e le sue letterine sul Foglio sono spesso godibili, nonchè condivisibili. Esse tartassano non solo le tv ma setacciano quella zona d’intrecci giornalisticocinetelevisivi che ormai lottano con la politica e i politicanti per disputarsi zone sempre più vaste di carta stampata, e non solo.
Dalle letterine emerge una persona più che un autore. L’autore Boncompagni viene avanti nella storia delle tv insieme a Renzo Arbore, come sappiamo. Ma se con Arbore è nato l’arborismo, ovvero un modo di fare televisione che prende dalla goliardia, dal repertorio parte-nopeo e parte-pugliese, dal rock e dalla canzone pop, dal varietà ancien regime, dal cazzeggio verbalmusicale; con Boncompagni non è nato il boncompagnismo. Il tentativo di farlo nascere c’è stato, anche a cura sua, ma è sempre abortito. Anzi, a poco a poco Boncompagni e il suo stile si sono defilati, o megli “sono stati defilati” dai dirigenti tv. Arbore va dovunque e tutti lo vogliono, Boncompagni sta a casa o va a qualche prima teatrale o se ne sta nel suo lettone (ce l’ha ancora il lettone con le ragazze di “Non è la Rai” & C?) .

La ragione di quel che sta accadendo riguarda il buon Gianni ma anche il momento mediatico, come ormai dicono tutti con sussiego. Arbore era, è cordiale, ama scherzare, circondarsi di fedelissimi, sentirsi benvoluto, cerca di sedurre, si fa sedurre dalla leggerezza. Boncompagni era , è sbrigativo, ruvido fin dai tempi di “Bandiera gialla” o delle trasmissioni radio come “Alto gradimento“, sfuggente, snob. Il suo cruccio è quello di aver puntato a portare in Rai o Mediaset i sapori di Hollywood- piscine, navi da crociera, bellezze al bagno- e di essersi trovato in mezzo a due emittenti generaliste a cui delle forme non importava o non importa nulla. Il musical doveva essere declassato, la commedia brillante pure, Broadway doveva diventare Cologno o Teulada. Insomma, Boncompagni ha ottenuto in apparenza di fare spesso quel che za desiderava sognando un recupero dello show made in Usa anni Quaranta e Cinquanta, un recupero difficile se non impossibile, anche parodistico, umoristico. Niente da fare, qualche risultato buono, tante occasioni perdute o smarrite per strada come “Macao” o “Chiambretti c’è”, e altri appuntamenti infarciti di nobili, preti, stilisti, tutti da strapazzo o quasi, monumenti alla caricatura che evaporavano.
I dirigenti tv hanno appesantito Gianni a poco a poco, affardellandolo con i vasi di fagioli con Raffaella Carrà o con la velleitaria compagine di “Galassia 2” (uno dei flop storici della tv); gli hanno fatto credere di essere un allevatore di ninfette e di soubrette; lo ha usato come personaggio estroso, fuori dai luoghi comuni e lo hanno trasformato in un autore memorabile per le risse e gli sfoghi di Funari , per le esibizioni di pseudoscrittrici erotiche, per le ospitate alla creme de la creme del pettegolezzo e della mondanità insulta. Così lo hanno arruolato di forza nella fiera delle vanità.
Peccato. Boncompagni nel suo lavoro ha messo intelligenza e passione, ma ha esagerato con il cinismo. “Passione e cinismo” è una formula cara a Giuliano Ferrara , il quale di tanto in tanto la ribadisce, e lo fa soprattutto quando deve spiegare qualcosa di difficile da digerire anche per i suoi affezionati lettori. Gianni era, è un uomo di spettacolo; per questi uomini la passione è più importante del cinismo. Il cinismo a larghe dosi, ingerito come una pillola col bicchier d’acqua fornita dal dirigente o dal produttore di turno- spesso sono micidiali- si trasforma in veleno. Ricordiamoglielo, ricordiamocelo per il futuro. La post televisione se prenderà altre pillole di cinismo sarà esattamente uguale a quella che, giorno per giorno, ci stiamo lasciando alle spalle.
ITALO MOSCATI

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