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Live8: contraddizioni e buone intenzioni

[posted by Nick] Ieri ho letto gli ultimi numeri di Diario e Internazionale, cui sono abbonato: gli articoli sono ovviamente stati scritti prima che il Live8 si svolgesse. Sostanzialmente su Diario l’iniziativa di Geldof viene stroncata con una certa enfasi, definendo – tra le righe – la[…]

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[posted by Nick]

Ieri ho letto gli ultimi numeri di Diario e Internazionale, cui sono abbonato: gli articoli sono ovviamente stati scritti prima che il Live8 si svolgesse.

Sostanzialmente su Diario l’iniziativa di Geldof viene stroncata con una certa enfasi, definendo – tra le righe – la solidarietà dei “vips” una sorta di hobby impegnato, un passatempo da ricchi ipocriti (in particolare vengono menzionati continuamente Bono e i suoi seguaci, George Clooney (?) e Claudia Schiffer (???)). Su Internazionale, invece, viene riportato un articolo inglese terribilmente simile a quello della giornalista italiana (unità di intenti o malcelata scopiazzatura?), nel quale vengono manifestate – in modo decisamente più costruttivo – le controindicazioni economiche agli aiuti umanitari e le possibili soluzioni al problema planetario.

Senza entrare nel merito delle valutazioni tecnico-scientifiche sulle opportunità degli aiuti e le contraddizioni di questo tipo di iniziative, rimango convinto che eventi come il Live8 pur con le loro pecche (riferite da Indignato), le loro conflittualità e – forse – il loro anacronistico buonismo d’altri tempi rappresentino l’anima sana e universale della musica e della televisione unificatrici di valori e ideali… nei quali, in barba agli accademici e incloncludenti politici, un manipolo di rockstar grida ad un mondo di giovani disillusi tutta la forza della buona volontà.

Coloro che amano criticare – con un certo snobismo – le attività di Geldof “a prescindere”, dovrebbero anche notare che è solo grazie a lui e alla riunione dei Pink Floyd, o a Laura Pausini, se per un giorno la TV ha dedicato dodici ore ad un problema generalmente ignorato perché giudicato poco “attraente” dall’audience. Come ai tempi di Woodstock, o del primo LiveAid, una chitarra può ancora risvegliare le coscienze intorpidite.

Consiglio a tutti di leggere, al proposito, il bellissimo “La globalizzazione della solidarietà” scritto da Michele Serra e pubblicato su La Repubblica di ieri (lo riporto oggi nel mio blog).

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