Renzo Arbore: La vita è tutta un jazz. Una tv che razzolava nell’inconsueto

Speciale Sfide su RaiTre.

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E’ in onda proprio mentre scrivo Renzo Arbore grande protagonista dello speciale-Sfide su RaiTre dal titolo La vita è tutta un jazz. La voce narrante di Nino Frassica, le testimonianze di vari personaggi della tv di allora e di oggi, raccontano, ovviamente con l’esperienza dello stesso Arbore, quell’intrattenimento jazz che portò a L’altra domenica a utilizzare, per la prima volta nella storia in Italia, il telefono in diretta; ad utilizzare tutta una serie di personaggi pescati qua e là da Arbore e dai suoi autori; ecco Andy Luotto e Le sorelle Bandiera.

E poi, Isabella Rossellini e una giovanissima e sorridente Milly Carlucci. E ancora un Vasco Rossi che Arbore annuncia dicendo «So poco di lui», il primo capezzolo della tv italiana, l’Inno del corpo sciolto di Benigni, che allora era davvero eversivo. Uno speciale tutto da guardare che, però, sul telespettatore di oggi lascia un effetto di sconcerto e dispiacere. Non perché sia fatto male, anzi: è molto gradevole ed è in perfetto Arbore-style, sincopato e pieno di ricordi.

Il problema è che vedere quella «sfida alla tv tradizionale» dei programmi di Arbore fa male al cuore, considerando la costante sfida al buon gusto, alla qualità, all’intelligenza dei telespettatori lanciata dalla tv di oggi, una tv che, a differenza di quella di allora, il buon gusto, la qualità e l’intelligenza preferisce nasconderli, combatterli e aggirarli, per evitare che il pubblico si accorga della propria pochezza.

Lo slogan di Arbore era: «Occorre razzolare nell’inconsueto». Oggi, la tv razzola nella melma.
Arbore chiudeva prima che la gente si abituasse. Oggi la tv vuole che il pubblico si abitui. Al brutto e al mediocre.

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