Qualcuno salvi Italia2, La5 e Mediaset Extra, da Castrignano, la Premiata Ditta e Gommapiuma

La vecchia Premiata Ditta torna in replica tra Smallville e i manga. Queste e altre anomalie sui nuovi canali digitali.


Mediaset è da due anni sul digitale con tre figliastre un po’ lasciate allo sbando, perché i genitori – in piena recessione economica – hanno ben altro a cui pensare. Facciamo un breve salto indietro nel tempo.

A marzo 2010, alla vigilia della nascita di La5, Massimo Donelli dichiarava:

“Il nostro target sono le donne fra i 15 e i 34 anni, curiose, volitive, tecnologizzate, capaci di vincere le proprie sfide personali. Per la sorella di Canale5 ho in mente anche ragazze non conosciute ma altrettanto in gamba: le scout, quelle che fanno volontariato, oppure chi vuol andare a studiare all’estero e per realizzare il proprio sogno è disposta anche a qualche battaglia in famiglia”.

La5 era la prima rete digitale Mediaset che doveva dar spazio a volti nuovi. La5 era la rete chiamata a realizzare un progetto in tandem con un laboratorio di scrittura, per lanciare sceneggiatori in erba.

La5 era la rete che doveva mandare le extended version con contenuti esclusivi dei brand dell’ammiraglia: la sola promessa realmente mantenuta è quella del Grande Fratello Night, che ha poi seguito le sorti tempestose del reality vero e proprio.

La5 si impegnava a realizzare produzioni sperimentali a basso costo. Peccato che, non riuscendo a inventarsene di proprie, abbia aspettato di copiarle alla più innovativa Real Time. E’ il caso di Cambio casa, cambio vita e Che trucco, due cloni di programmi lanciati da Real Time, nel primo caso con un inutile Andrea Castrignano già in rotta con Paola Marella e nel secondo caso con una meteora come Tamara Donà, decisamente meno di grido di Clio.

Passiamo alla seconda arrivata, Mediaset Extra, forse la sola che grazie al servizio “vi facciamo rivedere il prime time del giorno prima” dà un senso al proprio ruolo cadetto. Peccato che la tassa da pagare, tra una replica piacevole e l’altra, sia la riproposizione de La sai l’ultima fino allo sfinimento o il ritorno di fiction letteralmente rifiutate dal pubblico, come I fratelli Benvenuti di Massimo Boldi.

Per il resto il pubblico non rivedrà mai ciò che realmente vorrebbe, come le repliche della Buona Domenica trash-cult di Maurizio Costanzo o di C’è posta per te. Della serie, repertorio sì ma con tutti i diktat del caso (come l’embargo dei più grandi sul Supervarietà di RaiUno).

E poi c’è la creatura più giovane e scapestrata, l’Italia2 figlia di un’Italia1 già sbandata di suo, tra l’ascesa satellitare e la forza dello streaming che hanno eclissato il suo monopolio giovanile.

Italia2 era nata con i presupposti di offrire un palinsesto cult per i giovani, tra serie americane (con un occhio privilegiato alle sitcom), anime musica e titoli cinematografici di culto. Il tutto secondo una divisione di palinsesto in fasce tematiche.

Ora qualcuno si è chiesto per quale logica Finché c’è ditta c’è speranza viene collocato al pomeriggio, tra la U Zone a base di clip su richiesta e Zanzibar, una serie vintage di fine anni ’80?

Ma il passaggio di consegna più surreale è quello che si fanno di notte Linea 2, programma di underground televisivo secondo la logica low-cost “la tv la fai tu e noi non spendiamo una lirica”, e il programma di satira Gommapiuma.

Gommapiuma andava in onda su Canale5 dal 1993 al 1995. Era un Gli sgommati ante litteram e guarda caso chi lo produceva? L’attuale direttore di Italia1 e Italia2, Luca Tiraboschi.

Voi direte, anche Freccero agli inizi di Rai4 collocava di notte il suo Macao. Peccato che la linea editoriale complessiva della rete abbia centrato l’obiettivo, garantendo un’offerta appetibile per un segmento di pubblico e non troppo onerosa per la tv di stato (con tanto di polemica su Fisica o chimica, che ha confermato quanto sia pericoloso andar fuori dal seminato)

Stesso discorso per Rai5, deputata a centrare la mission del servizio pubblico. La più “culturale” rete digitale, pur confrontandosi spesso con bassi ascolti, alterna format di importazione high-profile e programmi davvero sperimentali. Volti stessi della tv popolare si sono messi in gioco, come Kledi Kadiu e i suoi Progetti di danza o il gruppo di lavoro di Gregorio Paolini, riuscito a mediare in chiave pop-cult tra generalista e nativi digitali.

Finché Mediaset non darà direttori specializzati alle sue reti digitali, riprogrammando Forum e Pomeriggio Cinque a casaccio o riproponendo vecchi brutti programmi che hanno fatto il loro tempo, non assisteremo a un processo virtuoso. Anzi, la tv commerciale finirà per mordersi la coda.

E’ proprio da La5, Italia2 e Mediaset Extra che Piersilvio dovrebbe ricominciare per fidelizzare ” un nuovo pubblico”, altro che catch-up tv e palinsesti on-demand. Se i contenuti sono stagnanti e scarsamente pensati, a che serve piazzarli su mille piattaforme per giunta a pagamento (Premium Play)?