Massimo Giletti: «Mi pento della docufiction su Misseri»

Ospite a Tv Talk, il conduttore difende le proprie scelte ma poi ammette di aver sbagliato in quell’episodio.

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Segnamo un’altra tacca, a TvBlog, oggi. Dopo la risposta di Di Bella che rilancia un tentativo di far tornare in Rai Saviano, dopo le risposte della produzione di Amici ad alcune fra le 11 domande lanciate da Lord Lucas, arriva il “pentimento” di Massimo Giletti a proposito di un episodio che, all’epoca della messa in onda, avevamo puntualmente stigmatizzato.

Andiamo con ordine: il conduttore ha accettato, per la prima volta, l’invito di Tv Talk. Dopo le prime scaramucce (relative a una polemica a distanza fra Giletti e la Annunziata, con il conduttore che ha rivendicato, anche in studio, la propria libertà di invitare politici in trasmissione), partono i complimenti per il buon risultato – sì, certo, dedicato a un pubblico “avanti con gli anni”, ma prima o poi bisognerà uscire da questa retorica, visto che l’età pensionabile schizza alle stelle, no? – di Avevo un cuore che ti amava tanto (di cui Giletti ricorda la produzione con risorse interne Rai, e il limitato staff autoriale, ironizzando su quei programmi che hanno una decina di autori) e poi un po’ di domande serrate sulla prossemica di Giletti, sui suoi monologhi, sui ruoli un po’ stereotipati del suo pubblico e degli ospiti fissi del programma, sul rischio di populismo demagogico (Erika Brenna), sul manicheismo del programma e sull’aver sdoganato svariati personaggi che forse «si potevano lasciare a casa» (Simonelli).

Giletti difende le proprie scelte, i monologhi e lo sguardo in macchina – come insegnamento di due guru come Guardì e Minoli -, dice di non sentirsi populista ma di dire solamente quel che pensa. Poi Sebastiano Pucciarelli gli chiede se ci sia qualcosa di cui si pente. D’istinto, Giletti risponde di no. Ma alla domanda: «Nemmeno della docufiction su Michele Misseri», ecco il pentimento.

«Sì. Di quella sì. Non fu una mia idea, però siccome le idee (se vai in video, ndr) poi le racconti tu e la responsabilità è tua, sì, l’ho trovata, a posteriori, una cosa che non avrei dovuto fare».

Ebbene, lo stigmatizzammo, dicevamo, con un pezzo di dura critica.

All’epoca, Giletti difese la sua scelta con una dichiarazione a TvBlog.

Nel corso di un’intervista, Giletti disse:

«Esiste una circolare Rai che permette questa cosa, purché si rispettino deontologicamente due criteri. Bisogna attenersi non a suggestioni ma agli atti processuali e ricostruire attentamente quello che è successo realmente. Accetto le critiche ma non vedo molta differenza tra quella ricostruzione esatta e l’audio trasmesso con tanto di sottotitoli sui volti reali dei protagonisti».

Oggi, a distanza di un anno e mezzo, tutto sommato, la marcia indietro di Giletti dimostra che non avevamo torto. Ed è bello vedere che persino un personaggio televisivo sempre molto sicuro delle proprie scelte riesca ad ammettere errori.

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