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Un due tre stella docet: “L’istruzione serve a capire quando si viene fregati”

Sabina Guzzanti affronta degnamente il tema del degrado dell’università e della scuola pubblica.


Prosegue l’avventura televisiva di Un due tre stella, la cui formula a metà tra occupazione e sperimentazione è sempre più convincente (e si conferma trending topic su Twitter, dove è un piccolo rito alternativo al calcio ogni mercoledì sera).

Sabina Guzzanti ha trovato un bel mix tra satira e denuncia sociale, toccando temi che i più blasonati programmi di approfondimento spesso trascurano in prima serata. Questa sera è la volta del degrado dell’istruzione, tra la minaccia di nuovi aumenti alle tasse universitarie, gli scarsi investimenti alla ricerca e la linea per ora inerte del nuovo ministro Profumo sul precariato post-laurea.

Con rvm statistici ed esperti in studio la Guzzanti tocca un problema tangibile del nostro Paese, il difficile collocamento dei giovani laureati nel mondo del lavoro. In studio si sentono dichiarazioni importanti, come “in Italia si è creato l’equivoco che possano lavorare solo i laureati in economia e ingegneria, cosa che non avviene in altri Paesi”, oppure “per un Paese è importante coinvolgere i giovani, che non sono né tutti bamboccioni né tutti imprenditori”.

Qualcuno dirà che è la solita retorica da autogestione, invece a lanciarsi in quest’ultimo monito è il sindaco 35enne di Cagliari, Massimo Zedda. Uno orgoglioso di avercela fatta, che condivide il suo prezioso concetto di cultura:

“L’istruzione serve a capire quando si viene fregati e dà spirito critico. Per me è irrinunciabile”.


A far sentire la propria voce con decisione è anche Cristina Tajani, assessore alle Politiche per il lavoro di Milano. L’abbiamo sentita scagliarsi contro i neutrini della Gelmini e, al tempo stesso, denunciare che i ricercatori sono stati privati del contratto a tempo indeterminato, avendo dunque sempre più difficoltà a farsi confermare dalle università. Peccato, però, che proprio quando parlava di preparazione universitaria sia incespicata in un imbarazzante errore:

“I giovani che conseguiscono il dottorato”.

Facendo qualche ricerca, a dire il vero, tal forma è attestata nella lingua volgare. In quella italiana è sicuramente un errore, per giunta amplificato in un dibattito sulla rivalutazione della scuola. Proprio se uno volesse trovare il pelo su una puntata, per il resto, inattaccabile.

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