• Tv

Beauty contest addio. Così pare

Si va verso un decreto con temporizzazione diversa per le frequenze diverse. La 700 MHz andrà liberata per la tv mobile.

di


A quanto pare, Corrado Passera sta per mantenere la sua promessa sul beauty contest: si va verso un decreto che lo revocherà definitivamente e che avvierà una gara per l’assegnazione delle frequenze tv. Il tutto, entro il 20 aprile – data in cui termina la sospensione già decisa dal Governo. Secondo Repubblica, il Ministro per lo Sviluppo Economico ha spiegato che

«La prossima asta sarà fatta di pacchetti di frequenze con durate verosimilmente diverse»

Cosa significa questo? Significa che i multiplex all’asta che saranno compresi nella banda 700 Mhz saranno “a termine” (fino al 2015 o fino al 2017 o 2018, lo scopriremo a breve). Perché? Perché alla Conferenza mondiale di Ginevra si è deciso di assegnare queste frequenze anche alla banda larga mobile dal 2015. La gara sarà riservata solamente agli operatori televisivi, visto che quelli telefonici, per ora, si sono svenati per il 4G, ma saranno sicuramente pronti a contendersi a colpi di milioni di euro le nuove frequenze fra qualche anno.

Così, la nuova asta dovrebbe prevedere l’assegnazione delle frequenze meno pregiate per la banda larga alle sole tv e invece riservarsi qualche scappatoia per il futuro. Anche perché non si può fare diversamente, visto che il coordinamento con i paesi confinanti renderà impossibile l’utilizzo di alcuni canali. Il decreto, dunque, potrebbe rinviare a un provvedimento successivo, che assegni frequenze alternative alle tv che se le saranno aggiudicate (improbabile, invece, la revoca delle frequenze con indennizzo degli investimenti): rimangono solo 28 canali in banda UHF, visto che la banda 800MHz è già stata assegnata.

Quanto agli introiti per il Governo, i nuovi limiti suggeriscono un basso profilo: si pensa di poter incassare da 1 a 1,2 miliardi di euro (una stima che ci aveva già offerto l’ex Ministro Paolo Gentiloni). E poi bisognerà assicurarsi che l’Europa acconsenta alla modifica e che si convinca del fatto che la procedura d’asta – in luogo del beauty contest – sia veramente un’apertura del mercato e non favorisca comunque i “soliti noti”.

Non possiamo che constatare con una certa soddisfazione che, finalmente, dopo molti mesi, anche altrove si comincia a leggere che quella del beauty contest non sia una trovata italiana. E che il vero problema nacque molti anni fa, quando non si utilizzò il beauty contest favorendo, di fatto, Rai e Mediaset (come spiegavamo).

Foto | © TM News