Nero Wolfe: ad una buona attenzione ai dettagli non corrisponde una storia degna del protagonista

Nero Wolfe
Fa un certo effetto rivedere insieme Renè e Stanis, o meglio Francesco Pannofino e Pietro Sermonti, dopo "Boris". I due, dal dissacrare la fiction italiana, passando al "lato oscuro", accettando la sfida di interpretare, per fiction, le avventure di "Nero Wolfe", già portate in tv dal 1969 al 1971. Un progetto che intende staccarsi dallo sceneggiato con Tino Buazzelli e Paolo Ferrari, proponendo una versione più noir e fumettistica delle storie di Rex Stout.

La Casanova Multimedia, già con "Walter Chiari-Fino all'ultima risata", ci aveva abituato a vedere una produzione curata nei dettagli, nella regia e nella fotografia. "Nero Wolfe" non è solo un personaggio, come ben sanno i fan dei romanzi, ma è una filosofia di vita che il protagonista applica alla propria esistenza e cerca di far coesistere con il proprio mestiere. Il Nero Wolfe di Stout è un mondo, fatto di misteri e di genio, di ironia sottile e di fascino diffuso. La casa di produzione sembra averlo capito, dedicando a tutti questi aspetti molta attenzione.

Al protagonista non viene tolta quell'aura di geniale ma disadattato personaggio che è sempre stato, attento ai dettagli ma anche ad evitare le folle, appassionato solo delle sue orchidee e di cucina. Un personaggio che richiama tutti gli antieroi della serialità americana dell'ultimo decennio, e che anche nel remake di Raiuno cerca di mantenere questi aspetti, grazie ad un Pannofino che non calca troppo la mano e riesce ad apparire distaccato dal resto del mondo senza però isolarsi totalmente.

Nero Wolfe
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A fargli da spalla, un Sermonti "piacione", forse troppo incantato dal genio del personaggio (a cui ormai dovrebbe essere abituato), ma capace di guidare il pubblico lungo i ragionamenti del caso di puntata. Ed è qui, però, che iniziano i problemi.

Di fronte ad una messa in scena precisa e gradevole, l'impianto narrativo non sembra essere all'altezza dei personaggi: nella prima puntata abbiamo assistito ad un caso troppo scontato, che non necessitava per forza di un geniale detective per essere risolto. Come a dire, sprecare il talento di Nero Wolfe con storie del genere sarebbe un peccato.

Stona anche l'introduzione dei due personaggi principali, arrivati a Roma e subito immedesimati nel clima della capitale (e, soprattutto, parlando benissimo l'italiano: va bene la sospensione dell'incredulità, ma dare un minimo di senso alle loro doti linguistiche sarebbe stato gradito). Anche la presentazione dei personaggi secondari sa di frettoloso, quasi a voler dar loro meno peso possibile rispetto a quanto avrebbero potuto offrire.

Tutto sommato, però, di fronte al peso del paragone con uno degli sceneggiati più amati della storia della tv italiana, "Nero Wolfe" ha il merito di non aver stravolto troppo clima e protagonista, anche se, con una dose maggiore di coraggio, si sarebbe potuta ambientare la serie ai giorni nostri, e proporre una versione contemporanea di Wolfe alle prese con casi che, probabilmente, non avrebbero avuto il freno mano della collocazione storica.



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