Matador – L’ultima puntata su Michele Santoro

Rai 2 manda in onda la quarta e ultima puntata dell’appuntamento sugli anchorman.

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Dopo Enrico Mentana, Gad Lerner e Bruno Vespa, la quarta ed ultima puntata di Matador, viene dedicata a Michele Santoro, con le testimonianze di una serie di personaggi che, con i loro racconti e le loro opinioni, tratteggiano una serie di vicende che riguardano da vicino non solo il giornalista ma anche, come ovvio, svariate vicende della più recente politica italiana.

La storia di una parte della tv d’approfondimento degli ultimi vent’anni passa attraverso le immagini di Rockpolitik a quelle di Servizio Pubblico, da Samarcanda aal Raggio Verde (con l’ormai celeberrima telefonata di Silvio Berlusconi e il «Santoro, si contenga, lei è un dipendente pubblico», cui il giornalista rispose con «Sono un dipendente pubblico, non un suo dipendente») a Sciuscià; e passa attraverso i commenti di Agostino Saccà, Ferruccio De Bortoli, Ignazio La Russa, Maurizio Belpietro, Carlo Freccero, Riccardo Iacona, Sandro Ruotolo, Marco Travaglio, l’editto bulgaro (definito un errore sia da Freccero sia da Belpietro).

Ed è paradossale che sia proprio quella Rai 2 orfana di Santoro – che, privato (per la seconda volta) della possibilità di andare in onda sul servizio pubblico, si è costruito il suo Servizio Pubblico – a celebrare il conduttore. Un segno – ulteriore – di riavvicinamento fra le due parti? Chi può dirlo. Quel che è certo è che la ricostruzione di questo pezzo di storia della Rai e le voci contrastanti e contrapposte tratteggiano, probabilmente, una delle pagine più tristi della Rai stessa (la doppia “cacciata” di Santoro).

E che a distanza di tanti anni, rivedere stralci di Samarcanda fa pensare che si siano persi grandi pezzi per strada. Anche da parte di Santoro stesso, per troppo tempo vittima del dualismo con Silvio Berlusconi e quasi dimentico delle sue origini, in Annozero; solo recentemente, con il suo Servizio Pubblico – che resta un esperimento televisivo unico al mondo -, ha ritrovato una dimensione simile a quella di un tempo, con gli speciali sulla Tav e sulla mafia e con argomenti di più ampio respiro.

Un respiro che Santoro dovrebbe ritrovare, per riportare grandi e indimenticabili puntate di servizio pubblico. Come quella di Samarcanda in cui fu ospite Libero Grassi, l’imprenditore che a viso aperto denunciò il racket, affermò di essersi da sempre opposto al pagamento del pizzo e poi fu ucciso dalla mafia. La televisione, alla mafia, faceva paura. E in seguito a questo tragico evento, Michele Santoro e Maurizio Costanzo organizzarono uno straordinario speciale congiunto.

Libero Grassi - Samarcanda

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