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La Rai secondo Giovanni Minoli: meno politica al comando, maggiori produzioni interne

Giovanni Minoli suggerisce alcuni aggiustamenti per la Rai: canone sulla bolletta della luce, concorsi per i dirigenti, produzioni interne e meno politica


Giovanni Minoli ha le idee chiare. L’ex direttore di Rai Educational, nonché di varie reti Rai e produttore di alcuni programmi di successo (soap Agrodolce a parte), è convinto – come molte persone dopotutto, sia addetti ai lavori che semplice spettatori – che ci voglia un cambiamento totale nella tv di stato. Il primo riguarda il canone, che va assolutamente inserito nella bolletta della luce per far fronte all’evasione, mentre il secondo i vertici dell’azienda. A

Le grandi opere si progettano con concorsi internazionali. La guida della Rai non è una grande opera culturale? E il progetto editoriale meriterebbe un concorso aperto, pubblico, trasparente

La prima a candidarsi dovrebbe essere proprio Lorenza Lei. Minoli fa capire che in qualche modo, in questo momento, la dirigente ha le “ali tarpate”:

Ha il diritto di dire cosa farebbe e come, se non la si obbligasse a convivere con nove amministratori delegati (si riferisce ai membri del consiglio di amministrazione, ndr). […] Con nove amministratori non si va da nessuna parte, è evidente. Aumenterei il potere di decisione e il budget in carico esclusivo al direttore generale. Non deve condividere nulla, se non il progetto nelle linee fondamentali


I membri del CdA, ricordiamolo, sono nominati dalla Commissione parlamentare di vigilanza Rai (due dal Ministero dell’Economia e delle Finanze) e di conseguenza scelti nell’ambito della politica, alcuni nella maggioranza, altri facenti capo all’opposizione. E’ ciò fa in modo che i partiti abbiano un controllo diretto sulle trasmissioni televisive. La soluzione di Minoli:

I partiti ci sono e ci saranno. Ridurre la loro capacità di interferenza, affievolirne il potere di sbarramento, fargli capire che non esiste al mondo un’azienda che possa reggersi sull’organigramma che ha oggi.

Politica a parte, senza l’evasione del canone si potrebbe fare una tv libera dalla pubblicità, perché:

Senza la preoccupazione di pubblicità e share si ha modo di sperimentare e di promuovere in prima serata nuovi talenti e modo per forgiare una nuova classe dirigente televisiva.

Non solo. Meno pubblicità equivale a dire anche meno tv commerciale e di conseguenza meno prodotti importati e maggiore produzione interna. Anche se al momento la situazione è desolante:

Immagini su una parete i tre palinsesti Rai e li illumini con tanti puntini. Tolga Endemol e vedrà quante luci si spegneranno. Tolga Ballandi e si accorgerà che il buio incomberà sempre di più. Stacchi Magnolia e non troverà più nulla su quel tabellone.

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