Televintage - Giletti, da giornalista a finto moralista

massimo giletti arena domenica inRiprende il viaggio nel vintage d'archivio, in cui riesumiamo vecchie dichiarazioni e interviste d'annata perchè tornano ancora di stretta attualità.
In questi giorni più che mai noi di Tvblog abbiamo ricevuto una serie di critiche piuttosto pesanti su Massimo Giletti che, nell'ultima domenica televisiva, è stato tacciato di ipocrisia ancor più della concorrenza (ai cui eccessi si è forse abituati).
Si dà il caso, infatti, che alcune sue feroci affermazioni rivolte ai reality e al loro cattivo gusto siano state puntualmente smentite da un dibattito in studio di altrettanto basso livello, tra la strumentalizzazione di Domiziana Giordano in quanto personaggio di rottura dell'Isola (unico reality che stranamente Giletti può tollerare) e le accuse infamanti rivolte a La Pupa e il Secchione, tacciato di immoralità e volgarità.
E pensare che, quando il direttore Fabrizio Del Noce lanciò la Domenica In a blocchi nell'era post Bonolis, la annunciò come una rivoluzione di stato:

"Domenica in non è un ring, non c'è stato mai un allarme rosso".

In quell'anno fu inaugurata L'Arena di Giletti (che, ricordiamo, fu una creatura di Cesare Lanza, il quale giustamente ha rivendicato la paternita del format battezzando il Ring di Buona Domenica), rappresentando inizialmente una ventata d'aria fresca in quanto a tematiche proposte e intervento di addetti ai lavori e opinionisti senza troppi fronzoli (quando a fare la differenza era Stefano Zecchi). Ecco come la presentava allora lo stesso conduttore:

"Uno spazio per riflettere, in cui trenta giovani si confronteranno su temi di attualità".

Passato un anno, Massimo Giletti è stato coinvolto nel caso della famosa aggressione da parte di Lucio Presta, agente di punta dello star system nostrano, che non vide di buon occhio la demonizzazione del reality La Talpa, condotto dalla propria assistita e compagna Paola Perego, oltre che le frecciate ai danni di Bonolis. E' da allora che la sua Arena iniziò a prendere il cattivo vizio del "parlarne male, purchè se ne parli", fregiandosi del titolo di testimonial della tv di qualità, che guarisce l'overdose da reality riportando l'incauto avventore sulla retta via:

«Siamo sull'orlo del baratro. La televisione scarica di tutto nelle case della gente. L'esasperazione da share porta a uno scadimento della qualità. Si cerca di colpire, si picchia duro, devi battere l'avversario e i colpi arrivano spesso sotto la cintura. Io non ce l'ho con i Costantini, ce l'ho con chi li manda in onda. È vero, ho criticato certi eccessi dei reality, certe scelte di Bonolis, ma se mi sputano e mi minacciano è solo perché con Baudo vinciamo negli ascolti ogni domenica. Ammetto, sono servo di Baudo nella misura in cui ho accettato di fargli da traino, lasciandolo ogni volta al 30 per cento".

Peccato che il gioco non valga più la candela, visto che l'Arena è precipitata al 20-24% e la Rai ha commesso il cattivo errore di abbassarsi allo stesso livello delle strategie commerciali, collocando tra un'inamidata Bianchetti e un istituzionale Baudo (mai banale e comunque al passo coi tempi) un talk show qualunquista che ammicca ai salotti Mediaset, funzionale a tessere le lodi degli amici (patetica la riabilitazione della Parietti) per sparare a zero sull'avversario:

"Non voglio la rissa, ricordiamoci che qui non siamo su Canale5".

Peccato che uno come Giletti, di professione giornalista, strappi alla corazzata nemica Alessandra Mussolini, dimostrando che un atteggiamento fintamente garbato è molto più nocivo e deprecabile di uno dichiaratamente trash.

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