Iene in procura e ipocrisia latente


Avrete letto, probabilmente, l'Ansa relativa ai nuovi sviluppi del caso Iene-parlamentari (di cui anche TvBlog si è occupato). Per la cronaca, la procura di Roma ha aperto un fascicolo ipotizzando violazione della privacy sul test antidroga fraudolentemente estorto a 50 politici italiani, in seguito a una serie di denunce. Il procedimento è - per ora - contro ignoti.

Commentare questo evento e le decisioni e le operazioni televisive e di marketing (e politica) che hanno contribuito a creare la situazione è qualcosa che lascia il povero scrivano a un imbarazzo latente.

Si dovrebbe parlare di ipocrisia, degli autori, di chi commenta, dei politici, di tutti.

Si dovrebbe parlare di audience e di ricerca spasmodica dello stesso, ma visto che qui si parla di televisione sarebbe un'osservazione tautologica e fine a se stessa.

Si dovrebbe parlare del fatto che - come si osservava con alcuni amici - un autore furbo avrebbe fatto in modo di aver successo con questo test.

Si dovrebbe parlare del fatto che non si fa giornalismo di inchiesta così.

Si dovrebbe parlare del fatto che basta che se ne parli: il servizio non è mai andato in onda, eppure fa scalpore. Non esiste, eppure è sulla bocca di tutti.

Ma il solo parlarne, anche in questo modo, non fa che alimentare un percorso e un processo entrambi facilmente prevedibili fin dal principio.

Giusto sarebbe, allora, evitare in blocco l'argomento, come se non esistesse.

Visto che, di fatto, non esiste.

Se poi volessimo affrontare il problema droga - lo spaccio, il consumo, la dipendenza e, tanto per tornare a bomba, l'ipocrisia con la quale viene da sempre affrontato l'argomento -, allora ci sarebbero ben altre sedi, ben altri modi, ben altre trasmissioni per farlo.
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