Il Grande Fratello e il superimpose – Il format sformato al capolinea

Grande Fratello 12: nessun appeal, persino i concorrenti criticano i contenuti del programma.

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A metà fra l’urlo di Munch, un film visionario di Sion Sono, il finale di Psycho, una telenovela brasiliana, un horror italiano anni ’70 e un’opera di videoarte di Alessandro Amaducci, il frame qui sopra racconta, in un venticinquesimo di secondo, la puntata di ieri del Grande Fratello 12: un superimpose esasperato fra Adriana (concorrente in odor di eliminazione), che non piange per il suo Rocky ma per la lettera paterna. La sua disperazione è solo un foreshadowing per l’eliminazione finale, il vero dramma. Peccato che, a parte questo fotogramma e la sequenza annessa di immagini (senz’audio) che hanno stimolato la fantasia del sottoscritto, nel Grande Fratello non ci siano più riferimenti (alti, bassi o medi) se non alla propria narcisistica autoreferenzialità.

Intendiamoci: c’è tutto quel che si suppone ci debba essere, in quella televisione. Due videolettere di padri in cinque minuti: lacrime, disperazione e tragedia per la prima, frutto di un’infanzia difficile; commozione moderata per la seconda, che deriva da una famiglia più normale; liti; corna; spogliarello dei Babbi Natali; pianti e crisi isteriche, contrappuntati da una scaletta schizofrenica che non lascia il tempo per elaborare nulla: scusate se interrompiamo il drama, ora c’è un momento comedy. Scusate se non potete più litigare, adesso si parla di corna. Una bulimia contenutistica che forse vorrebbe occhieggiare alla rapidità della fruizione del flusso sul web – solo che sul web i contenuti si scelgono attivamente, non si subiscono passivamente – ma si traduce in un nulla privo di appeal e di cattiveria, un nulla che divora se stesso: il troppo non è ricchezza. La durata monster, la quantità di personaggi da catalogo Postalmarket, di storie, di vicende da seguire hanno semplicemente deformato il format.

Eppure lo dice anche la saggezza popolare tanto cara a Signorini: il troppo stroppia, e il saggio va per sottrazione, non è ossessionato dalla quantità contenutistica. E la velocità non genera empatia: chi va piano va sano e va lontano. Ma qui si sommano il troppo e il troppo veloce, contravvenendo a ben due proverbi delle nostre nonne. Il risultato è sotto gli occhi di tutti.

E la sostanza di quanto sopra si evidenzia in tutta la sua nudità quando, dopo l’ennesimo rvm pretestuoso con la volontà di raccontare a tutti i costi un triangolo amoroso che non c’è, il protagonista maschile vertice del triangolo commenta: «Che dire? Bel montaggio». La Marcuzzi lo rimprovera (per aver osato dire cosa, esattamente?) e lui, dopo una pausa in studio – spontaneamente o meno non ci è dato saperlo – al collegamento successivo ritratta: «Chiedo scusa, non volevo mettere in dubbio il lavoro di professionisti». Un momento brutto, imbarazzante, ma rivelatore: persino i concorrenti, ormai sgamatissimi, fanno rilievi ai contenuti del programma.

Grande Fratello 12 - Nona puntata
Grande Fratello 12 - Nona puntata
Grande Fratello 12 - Nona puntata
Grande Fratello 12 - Nona puntata


Che poi, mettere in dubbio cosa? Che per tirare avanti su questa strada si debbano creare situazioni ad arte? Dobbiamo davvero giocare ancora al fatto che è tutto vero o possiamo finalmente ammetterlo senza curiose prese di posizione, che il montaggio, per la sua stessa natura, altera la realtà?

Mettere in dubbio che il Grande Fratello non abbia più nemmeno un barlume di originalità, interesse, cattiveria? Che farlo durare così tanto è solo un modo per creare un meccanismo parassitario che si autocannibalizza?

Sì, d’accordo, farà i suoi 3,8 milioni (che sono pochi, anche se a qualcuno farà fatica dirlo), darà un po’ di linfa ad altri programmi che hanno quell’estetica lì, quei contenuti lì, magari si risolleverà pure un po’. Ma, così come è diventato, è semplicemente un format sformato, difficilmente digeribile. Per cucinare un buon piatto non serve per forza la sovrabbondanza di ingredienti.

La scelta più coraggiosa che si potrebbe fare sarebbe liberarsene e fare, finalmente, dell’altro, passare al macrobiotico. La scelta più sbagliata è continuare su questa strada. In mezzo, ci sono tutta una gamma di decisioni da prendere per rendere il Grande Fratello un programma almeno passabile. Ma non se ne intravede nemmeno l’ombra.

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Grande Fratello è la versione italiana del format olandese Big Brother, in onda in Italia su Canale 5 dal 2000.

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