L’uomo per me

Su Fox Life ho beccato lo spot a tradimento (con tanto di omonima canzone d’epoca), su Reality House mi è stata fatale la lettura del regolamento. Vi starete chiedendo quale rivelazione mi abbia provocato un tale shock? Ebbene, mi riferisco a L’uomo per me, il titolo italiano del format americano Playing it straight, in arrivo

l'uomo per me fox lifeSu Fox Life ho beccato lo spot a tradimento (con tanto di omonima canzone d’epoca), su Reality House mi è stata fatale la lettura del regolamento.
Vi starete chiedendo quale rivelazione mi abbia provocato un tale shock?
Ebbene, mi riferisco a L’uomo per me, il titolo italiano del format americano Playing it straight, in arrivo da martedì 29 agosto alle 22.45 su Sky.
Ambientato in un ranch americano, il reality in questione, spacciato per ironico e attuale, vedrà protagonisti dieci aitanti cowboy e una ragazza molto attraente in piena atmosfera far west (di questi tempi assai in voga).
Lasciata in compagnia di tali aitanti giovanotti, la ragazza dovrà scegliere tra i pretendenti il suo principe azzurro. Ma con un piccolo inconveniente: metà di loro è gay e starà a lei scoprire quale, il che non sarà per niente facile visto che i concorrenti hanno tutto l’interesse a passare inosservati e a non venire scoperti, pena l’eliminazione settimanale. Alla fine del gioco, infatti, dopo avere scartato i sospettabili, starà alla ragazza scegliere un vero etero, nella speranza di aggiudicarsi un premio che, in caso contrario, andrebbe allo scaltro ingannatore di turno.
Ecco, trovo questa brutta copia della Talpa in versione gay village decisamente volgare e di cattivo gusto. E non per la tematica omosessuale, al contrario. Giocare con l’ambiguità sessuale per poi restare ammutoliti di fronte all’insospettabile coming out di una persona non fa che sfruttare il filone del bigottismo da provincia, calcando gli stereotipi della checca e del presunto normale.
Il messaggio è del tutto fuorviante, legittimando il diffuso vizio ad additare questo o quel ragazzo come sano o equivoco, facendo apparire l’omosessuale come una macchietta facile da smascherare o costretto a fingere pur di trionfare. E, soprattutto, sfruttando il fenomeno Brokeback Mountain in modo assolutamente superficiale.
Quand’è che la smetteranno di strumentalizzare televisivamente la sessualità per le sue potenzialità trasgressive e a metterne in primo piano le stravaganze?
Questa è una di quelle irrispettose americanate che non avrei mai voluto vedere in Italia, visto che, anzichè spacciarsi per frivola apertura, potrebbe celare l’ennesimo rischio di oscurantismo e pregiudizio.
Mi auguro che a nessuno venga in mente una versione italiana.