I Simpson censurati dalla televisione cinese

I Simpson, la famiglia bidimensionale più famosa della storia della televisione, non verranno messi in onda dal canale nazionale China Central Television, che aveva previsto la loro programmazione a partire dal primo di settembre, nella fascia oraria dalle 17 alle 20. Stessa sorte è toccata ai Pokemon e – udite udite – a Topolino. Sì,

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I SimpsonI Simpson, la famiglia bidimensionale più famosa della storia della televisione, non verranno messi in onda dal canale nazionale China Central Television, che aveva previsto la loro programmazione a partire dal primo di settembre, nella fascia oraria dalle 17 alle 20.
Stessa sorte è toccata ai Pokemon e – udite udite – a Topolino. Sì, perché l’intento, che proviene direttamente da una serie di disposizioni del presidente Hu Jintao, è quello di proteggere la produzione locale di cartoni animati.
Ben 1500 ore di prodotti originali l’anno, che però secondo gli studi statistici vengono snobbati dai bambini in favore dei prodotti stranieri. La soluzione? Eliminiamo i prodotti stranieri. In aggiunta a queste disposizioni, è stato chiesto di limitare l’uso dell’inglese nelle reti nazionali, e di fare in modo che le presentatrici mantengano un look consono e morigerato.

Probabilmente i Simpson erano troppo, per la Cina. Ma il controllo centrale non si può estendere a tutte le emittenti: quelle locali, più piccole e libere, sono solite mandare in onda i lavori di Matt Groening e altri cartoni, europei, giapponesi e coreani, doppiati in cinese. Il mondo televisivo è in fermento: gli addetti ai lavori si rendono perfettamente conto del fatto che la produzione locale – ferma a titoli come Journbey to the west, con le avventure del Re Scimmione – non può competere per una serie di ottime ragioni con certi prodotti esteri, ma al momento non resta che chinare il capo. Almeno nei grandi network.
Il lato positivo è che sono state aperte 15 factory di cartoons, con l’intento di provare a bissare il successo di quelli importati: magari questo potrà in qualche modo servire da stimolo ai creativi cinesi che immaginiamo, forse senza sbagliare troppo, frustrati nei loro tentativi di imitare o superare, perché no, modelli stranieri.
[Via ABC Entertainment]

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