The Killing, su Foxcrime: Rosie Larsen sarà la “nuova” Laura Palmer?

Su Foxcrime The Killing, la serie thriller sull’omicidio di una ragazza


La definiscono l’erede di Twin Peaks“, ma “The Killing”, la nuova serie tv in onda da stasera alle 21:55 su Foxcrime (canale 117 di Sky), del telefilm di David Lynch mantiene solo alcuni aspetti, lasciandone per strada altri, senza farli rimpiangere.

Innanzitutto, “The Killing” è un remake di una serie danese, “Forbrydelsen” (“Il crimine”), in onda dal 2007 e di cui ora si sta realizzando una terza stagione. La versione americana è stata scritta da Veena Sud, creatrice di “Cold Case”, ed è stata prodotta da Mikkel Bondesen (“Burn Notice”), per un totale di tredici episodi, ed è stata rinnovata per una seconda stagione, grazie ai buoni ascolti ottenuti (la premiere, è stato uno dei migliori risultati di Amc).

Come “Twin Peaks”, invece, la storia parte da un omicidio, per poi svolgere numerose sottotrame che ruotano sempre intorno alla vittima che dà il via al racconto ma che sanno anche approfondire altri temi e sviluppare vari personaggi. Tra questi, la protagonista, il detective Sarah Linden (Mireille Enos, “Big Love”), tanto appassionata del suo lavoro quanto decisa a cambiare vita ed a trasferirsi insieme al compagno ed al figlio Jack dalla grigia Seattle alla calda California. Un trasferimento, però, che verrà rimandato a causa del ritrovamento di una maglietta insanguinata appartenente a Rosie Larsen (Katie Findlay), la “Laura Palmer” della situazione.

The Killing



Il ritrovamento del corpo della ragazza fa partire le indagini, che coinvolgeranno personaggi apparentemente lontani dalla vita della giovane, ma che in realtà avevano legami impensabili con lei, come il candidato sindaco Darren Richmond (Billy Campbell), uomo segnato dal dolore in passato ma ora deciso a giocarsi tutte le carte possibile per vincere le elezioni, Bennet Ahmed (Brandon Jay McLaren), insegnante della scuola di Rosie o Belko Royce (Brendan Sexton III), socio della ditta di spedizioni della famiglia Larsen.

Alle indagini si affianca anche l’evolversi delle vicende proprio dei genitori della ragazza, Mitch (Michelle Forbes) e Stan (Brent Sexton), che devono affrontare il dolore della perdita dovendo però occuparsi anche dei due figli più piccoli con l’aiuto di Terry Marek (Jamie Anne Allman), sorella di Mitch.

Nel suo lavoro, Sarah dovrà collaborare con Stephen Holder (Joel Kinnaman), da poco promosso a detective della Omicidi dopo aver lavorato alla Narcotici, inizialmente il sostituto di Sarah, con cui successivamente dovrà imparare a lavorare. Tra le varie sottotrame che la serie propone, infatti, c’è anche la difficoltà del duo di trovarsi d’accordo, presi da metodi di lavori diversi e segreti che non ci tengono a condividere.

Ma i segreti in “The Killing” hanno a che fare con tutti i personaggi. Se Darren, ad esempio, non vuole usare la sua vita privata per catturare voti come invece vorrebbe Jamie ( Eric Ladin), colui che segue la campagna elettorale, anche la stessa famiglia Larsen avrà qualcosa da nascondere, così come i compagni di scuola della vittima, anche lei ovviamente al centro di numerosi colpi di scena che riguarderanno i suoi comportamenti fuori casa.

Si crea così un intreccio fatto di nodi la cui soluzione non può sembrare semplice, e non lo deve essere: in “The Killing”, ad appassionare, non sono scene d’azione adrenaliniche o profondi dialoghi tra i personaggi chiave, quanto piuttosto la suspence che si crea di episodio in episodio, complice il grigio ambiente (nella serie i personaggi sono spesso sotto la pioggia) in cui si svolge la vicenda.

Andando contro i parametri della maggiori serie televisive, “The Killing” può essere orgogliosamente lenta, capace di attirare verso di sè i telespettatori senza che questi si rendano conto del “tranello” in cui stanno cascando. Perchè, come vi abbiamo detto, per quanto l’omicidio di Rosie Larsen sia la molla che fa scattare tutto, nei tredici episodi (ognuno dei quali segue un’intera giornata) sono tanti i fatti che accadono, quasi che a volte ci si dimentica l’evento principale.

Merito soprattutto di un cast capace di appassionare senza annoiare: il rischio, in una serie di questo tipo, era che gli attori non sapessero reggere la tensione che lievemente sale fino all’ultimo episodio. Invece, ognuno sembra a suo agio nel proprio ruolo, capace di dare la giusta profondità a seconda delle esigenze.



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