VIA VENETO SET AND TRASH

Ho appena finito di realizzare un film doc dal titolo “Via Veneto Set“. Il lavoro è stato duro anche per la brevità del tempo che avevo a disposizione. Ma è stato molto istruttivo. Inseguivo l’idea di partenza che era quella di raccontare Via Veneto, la strada della “Dolce vita”, in una chiave nuova. E cioè

Ennio Flaiano Ho appena finito di realizzare un film doc dal titolo “Via Veneto Set“. Il lavoro è stato duro anche per la brevità del tempo che avevo a disposizione. Ma è stato molto istruttivo. Inseguivo l’idea di partenza che era quella di raccontare Via Veneto, la strada della “Dolce vita”, in una chiave nuova. E cioè non come la ribalta della grande pellicola felliniana, che è del 1959, e basta; ma come metafora di Roma e della società italiana a pochi anni dall’inizio delle trasmissioni tv (che, come tutti sann, sono cominciate nel gennaio 1954).
L’idea si è concretizzata a poco a poco, mentre procedevo nelle ricerche. Oggetto di queste – testi e immagini- sono stati i cinegiornali che all’epoca erano in auge e non erano ancora entrati nella crisi senza possibilità di uscita in cui sarebbero precipitati negli anni Sessanta, gli anni della vittoria definitiva della tv della Rai. Prima di tutti, la Settimana Incom, che aveva ereditato e sostituito completamente i vecchi cinegiornali dell’Istituto Luce, e poi una serie di altre testate minori che copiavano senza timori la Settimana Incom, testata fondata e diretta da Sandro Pallavicini (cinematografaro già in attività di comando nel cinema fascista). La caratteristica di questi cinegiornali era il racconto per immagini, un racconto molto serrato, con testi ironici e velocissimi: esattamente il contrario di quel che farà l’imminente informaizione televisiva. Tra le penne, e Ennio Flaiano (nell’immagine), ovvero il meglio della nostra produzione giornalistico-letteraria del tempo; ma anche tanti imitatori senza classe e senza eleganza.

I contenuti erano tagli di nastri (un’infinità) e sommarie notizie di vita politica. La polpa era costituita da schegge e schizzi sul mondo dello spettacolo e in particolare del cinema. Di mira venivano presi le miss, i ricchi, i play boy, le dame e le damazze, i divi e soprattutto le dive straniere, specie se avanti con l’età. Massacri per Gloria Swanson (“Viale del tramonto”) e Marlene Dietrich, ma anche per scrittori come Jean Cocteau (strizzatina d’occhio sulla sua omosessualità e il suo amore per l’attore Jean Marais). Ironia mordente. Altro tema ricorrente, la cronaca nera con toni da thriller. Infine, grande spazio per la crociata contro i costumi in evoluzione nella moda e nel vivere quotidiano. Le novità di vario tipo (elettrodomestici, ad esempio) venivano bersagliate come inutili diavolerie o sciocchezze costose.

Insomma, i cinegiornali confezionavano quello che ancora non era chiamato trash. Un vortice di spazzatura condita con ammiccamenti, ficcando occhi negli alberghi e nei letti non solo di Via Veneto. Se lo spirito del trash era contenuto, in apparenza, era per una ragione molto semplice: i cinegiornali uscivano periodicamente e non avevano modo di prosperare nella diretta televisiva. Ma il risultato è, a guardare oggi, lo stesso. I cinegiornali avevano anzi- per trovare un’analogia con la situazione presente- la logica dell'”Isola dei famosi” poichè in essi venivano imbarcati come sull’ Arca di Noè del trash estremo tutti i personaggi, o meglio i vip del momento, tra cui il più bersagliato era l’effemminato stilista Schubert che vestiva vagonate di attrici e di nobildonne, e veniva preso in giro quando veniva fotografato accanto alla figlia (come sarà riuscito a generare, “povera stella”, diceva la Settimana Incom

Non possiamo lamentarci troppo. Caso mai dobbiamo riflettere su un dato a mio avviso importante: in quell’epoca venne ad un certo punto, a fare non da giudice ma da osservatore poetico e acuto, Federico Fellibi con i suoi paparazzi, la sua Anitona Ekberg e il suo alter ego Marcello Mastroianni. Da lui abbiamo imparato come il trash, se poi è davvero trash, è uno straordinario materiale per raccontare la scena e i retroscena di un tragitto di vita. Una vita che non era dolce, nonostante le apparenze,e che non lo è neanche oggi, quando dominano i reality show. Il problema è che non si presenta un nuovo Fellini; la sedia da regista è vuota mentre i fatti e i personaggi degni d’ispirazione non mancano; gli autori sono dentro il trash e vi appartengono anema e core.

Questo ho trovato lavorando a “Via Veneto Set” e questo volevo dirti.
Non disperiamo. Stiamo peggiorando. I palinsesti della prossima stagione non promettono nulla di buono e di diverso rispetto a quelli degli anni in cui abbiamo vissuto. Può accadere che serva andare a fondo per capire come risalire.
Prima o poi qualcuno farà “Via Raimedia Set”. Sarò io? Mi offro, gratis. Se qualcuno intanto mi vuole aiutare con qualche spunto, gli sarò grato e lo associerò al progetto.
ITALO MOSCATI

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