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Frequenze tv, Mediaset e Rai fanno ricorso al Tar contro Agcom

Dopo Viale Mazzini, anche il Biscione ricorre contro il regolamento stilato dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.

Rischia di saltare, o quantomeno di essere notevolmente ostacolata, l’asta per l’assegnazione di nuove frequenze televisive nel digitale terrestre.

Infatti, Rai e Mediaset hanno presentato ricorso al Tar contro il regolamento con cui l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha escluso dalla gara i big del settore, con la sola eccezione di Sky (che quindi potrà concorrere per uno dei tre lotti), in quanto il regolamento approvato esclude gli operatori che hanno tre o più multiplex (Rai e Mediaset ne hanno quattro).

La notizia più fresca riguarda il ricorso presentato da Elettronica industriale, la società fondata nel 1975 da Adriano Galliani, poi incorporata in Fininvest e oggi controllata al 100 per cento da Rti (Reti televisive italiane), del gruppo che fa capo alla famiglia Berlusconi.

Stando a quanto scrive Il Secolo XIX, questi ultimi fatti rischiano di far inceppare il percorso che entro l’estate avrebbe dovuto portare a bandire la gara. Anche perché evidentemente Silvio Berlusconi, insieme al Pd al governo, non ha fretta di dare il via ad un’operazione che da sempre ha osteggiato e che andrebbe contro gli interessi del suo gruppo (ed è chiaro che qui si ripropone il vulnus del conflitto di interessi).

Non a caso il ministro del suo ultimo governo, Paolo Romani, aveva indicato la strada del Beauty Contest, che avrebbe assegnato le frequenze in maniera gratuita selezionando i migliori operatori tv presenti sul mercato. Poi, come noto, arrivò la decisione del governo Monti (e del ministro Corrado Passera) di annullare questa procedura, preferendo ad essa la messa all’asta nel tentativo di rompere il duopolio Rai-Mediaset. Che nelle casse dello Stato porterà ‘solo’ qualche centinaia di milioni di euro a dispetto del 1,2 miliardi inizialmente ventilato.

La bozza del bando inviata nei giorni scorsi a Bruxelles dal viceministro dello Sviluppo economico Antonio Catricalà prevede infatti per i tre multiplex una base d’asta di 30, 29 e 28 milioni di euro. Ricordiamo che per il momento l’asta riguarda solo i lotti meno pregiati anche se entro il 2018 dovrebbe esserci quella dei 30 megahertz per il mobile con la quale si potrebbe arrivare anche a 1,2 miliardi.

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