Colorado, l'anima è Digei Angelo. Ruffini e Belen slegati dai comici

colorado belen digei

Si è conclusa da poco la prima puntata dell'unico programma comico rivolto a spettatori in età scolare. Non c'è momento di Colorado in cui non si respiri aria di sala giochi, ricreazione, autogestione o che dir si voglia. I tormentoni sono ormai gli stessi da anni, dalla parodie dei Teletubbies a quella di Harry Potter, omesso qualche leggero guizzo inedito (vedi Sos Tata).

L'unica vera novità sta nei conduttori, che non hanno ancora trovato una loro collocazione nello show. E' il primo anno che Colorado rischia, cambiando entrambi i volti al timone. A rappresentare un elemento di continuità, negli ultimi anni, era Rossella Brescia, che pur nella sua frigidità stilistica aveva trovato il modo giusto per condurre Colorado: il menefreghismo.

L'unico approccio per destreggiarsi in tanto nonsense è fregarsene, mostrarsi distaccati: in questo lei era perfetta. Con Beppe Braida formavano la coppia anonima ideale, ottimo collante per non oscurare i comici. Poi un bel giorno è arrivato il volto di punta da strappare alle Scorie di RaiDue - Nicola Savino, salutato correttamente a inizio puntata - e Colorado ha iniziato ad attribuire alla conduzione un ruolo più incisivo.

Peccato che tutti quelli che vogliono andare a fare Colorado, sperando di giovarsi del suo inscalfibile successo, ne risultino appiattiti. E' l'esempio di Paolo Ruffini, uno talmente volenteroso da risultare quasi inutilmente secchione nel contesto in cui si trova.

Chiara Francini
Chiara Francini
Chiara Francini
Chiara Francini
Chiara Francini

Eppure l'ex vj livornese sta a Italia1 come Cattelan a X Factor: ha fatto la gavetta ed è perfetto per il ruolo. Peccato che lo irrigidisca quell'aria da tuttologo alla Stracult, che lo fa apparire troppo cervellotico e poco spontaneo.

Ad esasperare l'effetto nicchia è l'approdo della sua collega toscana, Chiara Francini, che gioca a fare la Macrì post-Vallettopoli rievocando sarcasticamente il fantasma della Cipriani. Come potrà cogliere, il brufoloso target medio del programma, i suoi riferimenti satirici?

Rispetto alle edizioni precedenti, in questa prima puntata si è avvertita la mancanza di ritmo e di clima, soprattutto nell'interazione tra comici e conduttori quasi sempre slegati tra loro. E qui arriviamo al vero oggetto del contendere.

Perché ho aspettato così tanto per dirvi che ne penso di Belen? Perché la starlette più scandalosa della tv italiana si è rivelata palesemente sottotono, a Colorado. In ogni istante sembrava che si chiedesse com'abbia fatto una come lei, che vive di riflettori puntati addosso e si dà un tono da showgirl in ogni programma, a ridursi a figura di transito tra una gag e l'altra.

Da portata principale la Rodriguez si è autodeclassata a contorno. E' un segno di umiltà o di ammissione dei propri limiti, visto che a Italia's got talent farà ugualmente il vigile urbano?

Peraltro, l'ennesima sua svolta radicale - dai vecchi di Ciak, si canta ai bimbiminkia di Tiraboschi - sembra preoccuparla a tal punto da mettere in difficoltà il suo partner (quando, invece, dovrebbe fargli da spalla). A un certo punto Ruffini apre una battuta dicendo che reciterà nel nuovo film di Harry Potter e la bella argentina lo smorza, dicendogli come se niente fosse che la saga si è conclusa.

E' solo una delle tante, gelide, gaffe (peraltro cancellabili in post-produzione) di una coppia che, sulla carta, poteva puntare sull'effetto Big Bang Theory, e invece pecca di feeling.

L'unico vero motore di Colorado, che dimostra di saper andare avanti da solo senza il suo pilota Savino, è Digei Angelo. Basterebbe dargli chiavi in mano il programma, di cui rispecchia pienamente la filosofia cazzara.

Della serie, Italia1 poteva risparmiare su Belen, primadonna mancata di un marchio che non sarà mai un varietà (ma che resterà altrettanto incontaminato dal gossip, per cui lei ha un senso in copertina).

  • shares
  • Mail
32 commenti Aggiorna
Ordina: