Sangue Caldo: buona la storia e la regia, ma resta sempre la fiction "dello stupore" (del cast)

Sangue Caldo
Si scrive Teodosio Losito, si legge "autore di fiction con Gabriel Garko". Anche se quest'ultimo, per dirla tutta, compare solo nella prima ora di "Sangue Caldo", la nuova fiction di Canale 5 che, ormai da tradizione, inaugura la stagione tv con produzioni fuori dal tempo e dai generi contemporanei.

Si tratti de "Il sangue e la rosa", "Il peccato e la vergogna" o di "Sangue Caldo", Canale 5 ha deciso di proporre al proprio pubblico una sorta di universo parallelo, dove la vita si fa fotoromanzo popolare, dove le notizie si danno sempre con enfasi, dove i momenti spensierati servono giusto a spezzare la tensione (o presunta tale) per pochi secondi, pronti a lasciare spazio alla prossima notizia drammatica.

La critica che si vuole fare a "Sangue Caldo" non vuole essere del tutto negativa, anzi: nella prima puntata (senza la futura protagonista Manuela Arcuri che, non temete -se qualcuno, almeno, teme-, ci sarà dalla prossima settimana) gli eventi si succedono con un buon ritmo, la regia segue con fluidità gli avvenimenti ed anche la storia in sè sembra poter catturare fino all'ultimo colpo di scena e la provocazione si insinua, senza però scandalizzare (i protagonisti sono criminali, prostitute e uomini che si esibiscono travestiti, roba che Raiuno trasmetterebbe con un unico bollino rosso, enorme). Allora, cosa manca a "Sangue Caldo" per essere totalmente una buona fiction italiana? La risposta, ahimè, è semplice: la credibilità di buona parte del cast.

Sangue Caldo
Sangue caldo - Foto dal set Sangue caldo - Foto dal set Sangue caldo - Foto dal set

Così come le prostitute del Carusel, la casa chiusa da dove partono le vicende, si improvvisano donne fatali, pronte a conquistare anche l'uomo più ricco e potente che incontrano, anche gli attori della fiction peccano di eccessiva improvvisazione nell'interpretazione, fatte le dovute eccezioni (leggasi Valeria Milillo).

Così, diventa la fiction dello stupore, dove le notizie si accolgono sempre con la stessa espressione, siano esse più o meno buone. La carica potenziale di certe scene è inversamente proporzionale all'impegno del cast nel riuscire a non esagerare con la stereotipizzazione di certi ruoli: ecco che il gangster è sempre cupo e pronto a fare la sua mossa, la prostituta ignorante e volgare, il poliziotto tormentato nella ricerca della verità.

Quello che manca a "Sangue Caldo" è quindi la capacità del cast di riuscire ad immedesimarsi nella propria parte, e di rendersi credibile di fronte ad una storia pur sempre romanzata ma comunque godibile da parte del pubblico a cui è indirizzata. Il quale, per quanto possa sciogliersi di fronte allo sguardo di Gabriel Garko, meriterebbe più che una trasfusione di sangue caldo, una trasfusione di attori un po' più professionisti e meno stupiti.



Sangue caldo - Foto dal set
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