Psyco – De(re)litti per Gioco

Un nuovo programma di intrattenimento è stato varato mercoledì 22 giugno da Rete 4 in prima serata. Si tratta di Psyco – Delitti per Gioco, ed è un mix di fiction e game, un mescolarsi di finzione narrativa e gioco a squadre, il tutto in salsa mistery dal retrogusto vagamente new-horror e noir. Questo è

di maxrenn

Nuova Carne - di Max Renn
Un nuovo programma di intrattenimento è stato varato mercoledì 22 giugno da Rete 4 in prima serata. Si tratta di Psyco – Delitti per Gioco, ed è un mix di fiction e game, un mescolarsi di finzione narrativa e gioco a squadre, il tutto in salsa mistery dal retrogusto vagamente new-horror e noir.

Questo è un caso di Nuova Carne.

Spiegare il meccanismo del gioco è impossibile.
Apparentemente tessono il filo narrativo diversi filmati, discretamente girati, che descrivono le dinamiche di un omicidio e di una detection, con il bravo Remo Girone nella parte dell’ispettore Alfredo Lanzi che in alcuni momenti sembra temere maggiormente il pathos recitativo degli altri personaggi più che la mano assassina che si nasconde dietro al delitto di turno.
Apparentemente, dicevamo.
Questo perché a interrompere il filo narrativo della carrellata di RVM – passabili anche se ripetitivi – c’è in Psyco tutta una parte da studio in cui due squadre modello Passaparola (un concorrente / due vip) si contendono la palma di detective della settimana guidati dal critico enogastronomico Edoardo Raspelli.
Ed è qui che il mistero s’infittisce.


Le squadre sono chiamate a commentare le clip appena viste e conquistano degli stock di punteggio a seconda dei loro commenti – suppongo che il meccanismo sia uguale a quello di un gioco intermedio di Genius –, ma rimane un mistero (goffamente spiegato alla fine) la modalità con cui quei secondi vengano distribuiti. Comuque, finché si rimane nell’ingnoranza, o nel sospetto, uno si puppa strafalcioni, tempi morti e salvifici intervalli pubblicitari nella speranza di scoprire che cosa si cela dietro a quello strano prodotto che è Psyco.

Gli RVM si succedono. Girone è bravo. Le comparse lo sono meno. Una squadra di vip è simpatica, l’altra ci ha la bonazza di Carabinieri. Tutto procede per inerzia, e ogni tanto il moto subisce un timido sussulto dato da una figura di nome Psyche che cerca di spronare dalla mappazza post-prandiale Raspelli e i suoi baldi detective.

Arrivati verso la conclusione, capiamo che non c’è niente da capire. Ci è definitivamente chiaro che laddove l’elemento di fiction cerchi di montare la tensione, noi non ci dobbiamo preoccupare troppo: il siparietto in studio frenerà ogni velleità d’intrattenimento e ogni istinto di sopravvivenza del programma, e ci ritroveremo in completa balìa delle acque chete aspettando la deriva, nella speranza che la squadra simpatica dica qualcosa di simpatico e che la squadra con la bonazza dica qualcosa di bonazzo.
A capirci qualcosa uno ci rinuncia subito (lo conferma lo stitico 3,99 di share), e anche quando a un certo punto appaiono in studio, tra il pubblico, i personaggi della storia noir, l’unica cosa che ci viene in mente è: uh, Remo Girone, dev’essersi invecchiato dietro le quinte…

Insomma, cosa manca a Psyco per essere un format di successo?
Detto, fatto.

La h tra la c e la o.