Home L’eleganza del maschio, il valletto Enzo Miccio cura la crisi del sesso forte

L’eleganza del maschio, il valletto Enzo Miccio cura la crisi del sesso forte

Il nuovo programma di Real Time è già un piccolo fenomeno di culto in rete, ma “superficiale”

pubblicato 29 Maggio 2013 aggiornato 3 Settembre 2020 17:56

Real Time ha fatto di nuovo centro, ma come sempre solo “in apparenza”. L’eleganza del maschio non è solo l’ennesimo accessorio griffato Enzo Miccio (che ci ha scritto pure un libro brandizzato), ma un programma che ha alle spalle una scrittura creativa davvero impeccabile. Miccio dispensa aforismi degni di Oscar Wilde e Monsignor Della Casa, apparendo con tanto di soprabito, cilindro e mantello – un outfit da cicisbeo affettato d’altri tempi – in uno studiolo classicissimo. Da secoli non si vedeva un programma così curato nei minimi dettagli, che sfrutta un’idea godibile: demonizzare il cattivo gusto degli uomini d’oggi con un senso di involuzione preistorica.

Così i concorrenti si dividono in categorie che fanno il verso al latinorum (Miccio è bravissimo in questo, visto che a Shopping night pronunciava curriculum vitae come si scrive). C’è l’homo divanus, l’homo sbarbatellus o l’homo comodus complex. Ognuno ha una scheda di presentazione dei suoi pregi e difetti, che è il punto di partenza su cui il conduttore lavorerà. Ottima, soprattutto, la parte dedicata ai consigli pratici sul guardaroba, gli abbinamenti e ciò che bisogna evitare.

D’altra parte va detto che Miccio, al sottoscritto come a molti, inizia a risultare indigesto. Dopo averlo visto come wedding planner del matrimonio di Valeria Marini (Pif ci ha dimostrato che se la tira come pochi a telecamere spente), è evidente che il suo portafoglio si è gonfiato quanto il suo ego.

Però bisogna dargli atto di essere diventato un guru insuperabile nel suo genere. Miccio ci insegna a stare in società oggi meglio di chiunque altro, incarnando l’update del valletto di corte, colui che si occupava della vestizione del padrone e dei suoi bisogni più intimi.

Miccio non è un semplice stylist, ma all’occorrenza diventa anche psicologo dell’uomo in crisi di turno, facendolo non solo diventare alla moda ma anche un compagno più appropriato.

In molti casi la terapia diventa di coppia, vedi l’episodio 12 con protagonista un consorte affetto dalla sindrome di Peter Pan. Miccio gli ha restituito più sicurezza in se stesso attraverso un guardaroba più consono alla sua età, preparandolo al meglio per un vernissage con la moglie, donna d’affari.

La stessa collocazione del programma è strategica, una mezz’oretta tutti i giorni alle 14.30, come se Real Time volesse rosicchiare a Maria De Filippi il suo monopolio sociologico sul daytime.

Ma andiamo agli weak points, uno su tutti: è tutto finto, recitato, macchiettizzato sino all’eccesso. E, soprattutto, ammantato di un perbenismo stereotipato di fondo: il maschio in cura è quello allo stato brado, mentre il consigliere Miccio, che non è proprio l’emblema della virilità, ha il lasciapassare per portarlo in copertina su GQ, perché la società modaiola non lo degradi.

Poi, però, dovrebbero spiegarci perché papà Christian è stato mandato al circo da una drag queen, per cimentarsi come funambolo e superare le sue paure. Perché creare una barriera tra la vita normale del maschio (che ha perso la bussola sul suo ruolo e si lascia andare) e le eccentriche-stravaganti certezze di chi lo ha in cura?

Il fatto stesso che sia sempre una donna a rivolgersi a Miccio fa del target femminile un alibi per non osare fino in fondo. Perché Real Time non è stata più coraggiosa di Uomini e donne, magari ospitando qualche concorrente omosessuale malvestito sgridato dal compagno e non riducendo tutto al “cavaliere ideale per una donna” (quando il target gay è sicuramente una fetta commerciale importante del canale?).

Perché anche una rete digitale commerciale punta su una confezione di grande modernità, mentre il contenuto è degno del peggior oscurantismo piccolo-borghese (il perfetto gentiluomo, suvvia)? E, soprattutto, quanti uomini in jeans e sneaker sono più giovanili e attraenti per le donne (e non solo) dell’inamidato Miccio, o si possono permettere di vestire casual chic anche a una serata di gala? Se L’Eleganza del maschio l’avesse condotta Alessandro Benetton non sarebbe stato ancora più (credibilmente) chic?

In trenta minuti, insomma, non si può andare molto in profondità. Peccato, perché questo programma avrebbe la materia umana sufficiente per diventare un osservatorio comportamentale, anziché una comedy di frasi slogan a casaccio.

Real Time stessa è diventata il catechismo dei tempi moderni: con la forza del luogo comune universale, nel bene o nel male, si fa guardare da tutti.


L’eleganza del maschio: le foto










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