uMan - Game Over. La macchina della verità violenta il format

uman pimpi esplode
Comunque vada Simona Ercolani e il suo gruppo di lavoro hanno già fallito. Perché del primo videogioco umano della tv, sin dalla seconda puntata, non c'è più traccia. Dopo aver snaturato il format già in partenza hanno definitivamente ucciso uMan - Take Control, perché quando il flop è dietro l'angolo allora non si ha altra scelta: bisogna fare il reality come si comanda in Italia. Nonostante si sia comprato un format per fare la nuova frontiera del reality.

La diretta in studio la scorsa settimana non funzionava, per l'abuso di tamagiochi dal sapore demenziale? Allora li si abolisce quasi in toto (c'è solo una prova a tarda notte, per attutire la virata dal game al take). Se non altro, specialmente nel daytime, il sadismo stava omologando i vari reduci in una vera sofferenza comune, mentre il prime time ha nuovamente istigato l'esibizionismo di bassa lega dei più "televisivi".

E il ricorso alla macchina della verità, per capire ancora se George ama Carmela, è il colpo di grazia uccidi-sperimentazione. Altro che rivisitazione in chiave freudiana: è roba vista e strainflazionata da Buona Domenica a Domenica Cinque. In pratica, anziché ridare un'identità agli ex concorrenti, gli si chiede di rispolverare i loro disumani cavalli di battaglia per portarsi a casa la puntata.

Secondo la peggiore tradizione dei programmi allo sbando, il reality più estremo di tutti - spogliato di quel briciolo di identità che aveva - diventa un centone di tutti quelli già andati in onda. E copia a destra e a manca, dalla costruzione tensiva del Gf (con tanto di immune iper-protetto e favoriti in visibilità dalla produzione) ai trabocchetti delle prove ricompense dell'Isola, passando per i ricatti della Talpa e il Tassinari Terminator alla Pupa e il Secchione.

uMan - La macchina della verità di George Leonard
uMan - le foto della seconda puntata
uMan - le foto della seconda puntata
uMan - le foto della seconda puntata
uMan - le foto della seconda puntata

Ma la chiave della ritirata francese - dalle speranze sollevaudience - sta tutta in una parola: imborghesimento. Il reality estremo che voleva elevarsi sui predecessori si abbassa disperatamente agli stessi meccanismi, ripiegando sul chiacchiericcio da daytime post-reality. Lo studio si collega col Laboratorio come se fosse una Casa qualsiasi, all'insegna di risse istigate e rvm fenomenologici. Non ci capisce però dove sia l'umanizzazione, se sono gli ex concorrenti per primi - ormai scafatissimi - a precedere le mosse della produzione rovinando ogni effetto sorpresa.

A movimentare il tutto - per confermare un'illusione di interattività che, insieme ai punti vita, è diventata un impiccio - le richieste in tempo reale al popolo web, che in tv è condannato alla parte dello scemo del villaggio. Guarda caso approva tutto, dalla spazzola per capelli a Elena alla torta con migliore amica annessa di Veronica. E mai che si interpelli l'internauta medio per una sentenza che sia davvero scomoda.

Se uMan è morto, d'altro canto Mago Forest non sta affatto bene. Trincerandosi dietro battute più isteriche che riuscite, il comico fa fatica a inserirsi in un programma che si prende sempre più sul serio. E il suo sputare sul piatto da cui mangia, alla lunga, esaspera lo stupro definitivo perpetrato sul suo curriculum. uMan ne ha letteralmente violentato la credibilità, mentre la Brescia - con quell'aria da maestrina che ha visto tutti gli altri reality - se non altro difende meglio le apparenze.

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