Augusto Minzolini: “Io ho il coraggio di rappresentare questa Italia”

Augusto Minzolini è noto è il direttore del Tg1, da lui stesso definito baricentro del Paese. E’ un giornalista di lunga esperienza che rivendica la sua professionalità e che ha addirittura inventato un modo di fare giornalismo: il “minzolinismo”, ossia raccogliere informazioni, dichiarazioni da politici, anche in contesti informali e non pensare minimamente di verificarle.

di marina,

Augusto Minzolini è noto è il direttore del Tg1, da lui stesso definito baricentro del Paese. E’ un giornalista di lunga esperienza che rivendica la sua professionalità e che ha addirittura inventato un modo di fare giornalismo: il “minzolinismo”, ossia raccogliere informazioni, dichiarazioni da politici, anche in contesti informali e non pensare minimamente di verificarle. Vi prego di verificare su wikipedia.

La premessa è necessaria perché altrimenti non si comprenderebbe l’intervista rilasciata a “A”, settimanale diretto da Maria Latella (nr.14 pag.24) e raccolta da Arturo Celletti, che lo conosce da anni e che gli da il tu. Minzolini risponde al tiro incrociato di polemiche che da almeno un anno gli piovono addosso (epurazione giornalisti, calo degli ascolti del Tg1, editoriali e servizi pro-Berlusconi, rimborsi spese, 86mila euro che dice di voler restituire) e relative alle sue scelte in qualità di Direttore del Tg1. E grida al complotto che partirebbe dal sito del La Repubblica…

Epurazione Tiziana Ferrario.

Un conduttore legge il gobbo. Che tipo di intervento politico c’è nella lettura di un gobbo? Non inciderebbe di più come caporedattore? Ma il problema vero è un altro: perché se io sposto la Ferrario vado in Tribunale, ma se Clemente Mimun (ex direttore del Tg1) sposta Giorgino non ci va?


Il dossier del comitato di redazione.

Che un cdr uscente metta a punti un “libro bianco” su due anni di Tg1 senza parlarne con la redazione mi sembra lunare, senza logica. I metalmeccanici della Cgil sono più propositivi rispetto a chi ha fatto sindacato a Saxa Rubra in questi anni.

Editoriali pro Berlusconi.

Ecco la mia idea di editoriale: spiego la mia posizione e mi prendo la responsabilità, poi il telegiornale cammina lungo i suoi binari. Mica come al Tg3 dove c’è un direttore che fa il filo conduttore e dà un giudizio su ogni servizio che viene mandato in onda. E’ come se facesse ogni giorno un editoriale lungo 30 minuti.

Gli 86mila euro di spese con carta aziendale.

Un giornalista qualsiasi va fuori e presenta un rimborso spese. Se qualcosa non funziona l’azienda lo chiama subito o aspetta 18 mesi? E comunque non ci sono viaggi, né maglioncini di cachemire, né bottiglie di champagne. Ci sono solo pranzi e cene di lavoro. C’è chi vuole usare questa storia dei rimborsi per tenermi sotto schiaffo. Ma io non ci sto più. Quei soldi ora li restituisco e metto fine al complotto.

Il complotto.

Tutto era costruito a arte. E il piano avrebbe anche funzionato se il 14 dicembre il governo fosse caduto. L’obiettivo? Andare alle elezioni senza il sottoscritto al Tg1. Quel piano va avanti per inerzia. Ma tutti sanno che io non ne ho nessuna responsabilità, che tutto finirebbe in una bolla di sapone, ma il consigliere d’amministrazione Nino Rizzo Nervo pone il problema di conseguenze penali. Si muove subito la cricca. Travaglio scrive un fondo e puntuale arriva l’esposto di Di Pietro. A quel punto per l’obbligatorietà dell’azione penale si muove la Procura di Roma. Tutto costruito. Anche La Repubblica che è sempre più un partito rilancia ogni novità sul suo sito, è parte del complotto.

Assunzioni.

Una volta entravano solo gli amici dei politici o i loro addetti stampa. Con me sono entrati 18 precari. Subito in prima linea: due in Libia, uno in Egitto, un altro a Lampedusa.

Io direttore coraggioso

Devi avere carattere per guidare il primo Tg del Paese E parafrasando Don Abbondio , il coraggio se non ce l’hai nessuno te lo dà. Rifarei tutto quello che ho fatto, anche gli editoriali, senza alcun tentennamento, esitazione, timore o autocritica. Voglio essere ancora più esplicito: non si diventa direttore del Tg1 con una genuflessione a sinistra il mattino, una al centro a pranzo e una a destra la sera.