Festival di Sanremo 2011 – Piatta la prima, salvi Luca e Paolo

Festival di Sanremo 2011 – Prima serata Non c’è niente da fare: valla a trovare, una formula che funzioni per il Festival. E poi, vallo a fare un commento a caldo, prova a dire qualcosa di brillante, che tanto ci provano tutti; affonda, che magari va a finire come l’anno prima, che critichi la Clerici

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Festival di Sanremo 2011 – Prima serata
Festival di Sanremo 2011 - Prima serata
Festival di Sanremo 2011 - Prima serata
Festival di Sanremo 2011 - Prima serata
Festival di Sanremo 2011 - Prima serata
Festival di Sanremo 2011 - Prima serata
Festival di Sanremo 2011 - Prima serata
Festival di Sanremo 2011 - Prima serata
Festival di Sanremo 2011 - Prima serata

Non c’è niente da fare: valla a trovare, una formula che funzioni per il Festival. E poi, vallo a fare un commento a caldo, prova a dire qualcosa di brillante, che tanto ci provano tutti; affonda, che magari va a finire come l’anno prima, che critichi la Clerici e dici che ha steccato e ti trovi con uno sfracello di ascolti. Insomma. Non c’è una formola che funzioni, per il Festival. Non c’è, nè in tv nè a parlarne. Eppure, vedete, cari lettori, personalmente la critica dello scorso anno ad Antonella la conservo e la confermo. E così, mi trovo, anche quest’anno a parlare della prima puntata del Festival. Il che non significa che si debba dirne male per forza, ma nemmeno che non si possa parlar dei propri gusti. Quindi cominciamo da quel che m’è piaciuto. Anzi, no, cominciamo dall’inizio.


Antonella Clerici, chiamata a far la staffetta con Morandi, fa il suo: racconta una favoletta alla sua bimba. E’ la sua favola personale sul palco dell’Ariston, e la piccola ha lo sguardo un po’ spaurito, con tutta quella gente e le stelline che si muovono sul bello sfondo pensato da Castelli. Commovente? Magari per qualcuno. Per me non ci siamo: i bambini dovrebbero stare a casa, non in tv. E quindi questo no, non mi è piaciuto. Anche se funzionava, televisivamente parlando.


Quel che mi è piaciuto, dicevamo. Il vestito sta bene, addosso all’Ariston: la messa in scena è funzionale, la scenografia è bella e creativa, la regia è giusta per l’evento, il colpo d’occhio sull’Ariston (vedi immagine, a titolo esemplificativo) è splendido. Qualche volta mi piacerebbe vedere una personalizzazione maggiore sui singoli pezzi, che però viene affidata alla scenografia, a tratti davvero spettacolare. Questione di scelte, comunque.

Luca e Paolo a Sanremo 2011 - "Ti sputtanerò"

Luca e Paolo mi sono sembrati bravi, dopo le prime incertezze. Ma il pezzo Ti sputtanerò – che pure potrebbe crear loro qualche problema -, a una seconda lettura, ha un po’ il rischio del qualunquismo imperante (il Rubygate e la casa di Montecarlo messi sullo stesso piano come una lotta fra Fini e Berlusconi, in sostanza): tutti uguali, tutti con scheletri nell’armadio. Per la serie, diciamo cose scomode, con un po’ di parolacce e scateniamo la polemica. Ma facciamolo con una comicità nonviolenta: parliamo di sputtanamenti vicendevoli. Ecco, vista così si perde un po’ il senso del numero.Però va detto: hanno rotto il ghiaccio, regalato un po’ di ritmo sul palco e mostrato un minimo di lavoro di scrittura. Anche con il secondo momento e il monologo su Morandi, Rodriguez e Canalis e tutto il carrozzone sanremese. Non ci dimentichiamo che pure loro erano sul palco dell’Ariston, non altrove. Lì, poco è persino troppo. Tocca accontentarsi.
Per Bill Hicks, verrà il momento, prima o poi. In un’altra vita. Ecco. Per un Bill Hicks mi entusiasmerei, sì.

Ma se i vestiti sono giusti e due su cinque funzionano – per quel che devono fare – be’, il quadro non è certo completo.




E tutto il resto – mica poco – che lascia lì, così, che a un certo punto ti chiedi: ma quell’enorme squadra di autori, a che serve? A far parlare Belen, Elisabetta e Gianni dei fatti loro? Il contenuto latita. E’ volante, frivolo, inesistente, nullo: si parla del più e del meno, complimenti a vicenda e mai nessun guizzo. Non che si pretenda chissà che, insomma. Ma almeno, che in cinque sul palco sappiano alla perfezione cosa fare. Che lo facciano bene.


E che il tutto sia ben scritto dallo stuolo di autori che lavorano al programma. Morandi ha quell’aria da bravo ragazzo – nonostante gli anni – che vorresti abbracciarlo forte e dirgli che andrà tutto bene, ma a volte sembra chiedersi “che ci faccio io qui”. Belen di gesso, la Canalis impegnata a far veder le curve. Belen col tango – ma ce ne vuole, a ballar bene con uno così -, e soprattutto, quant’è banale, il tango per la Rodriguez? Quant’è telefonato? Quant’è poco autoriale?


E la Canalis col twist e dei leggings decisamente troppo attillati, nel momento-balletto (che sembra un vecchio stacchetto da ex velina, solo un po’ più lungo e fatto in eurovisione), dove trova spazio persino Valerio Pino.

Valerio Pino a Sanremo
Valerio Pino a Sanremo
Valerio Pino a Sanremo
Valerio Pino a Sanremo
Valerio Pino a Sanremo

E Gianni in giacca-con-brillantina, poi in giacca e basta, poi in camicia. E il ridicolo ricordare che il televoto ci sarà, che non si può garantire che sia regolare, che si sa che c’è qualcuno che usa i call center, che l’uso verrà punito ma che non si può verificare se i call center verranno usati. Come a dire: il televoto c’è, è una macchina spillasoldi, scemi voi che la usate. E per giunta, può pure essere manipolato e nessuno ci può fare niente. Null’altro?

Ah, sì, la musica. Be’, qui entriamo ancor di più nel campo dei gusti e nel campo della necessità del secondo ascolto. Personalmente, salvo Nathalie, giovane, cantautrice, spaventatissima ma anche grintosa e interessante. Ho più d’una perplessità sulle due eliminazioni.


Voglio risentire con calma Battiato con il suo alter ego (omaggio, per forza, non certo plagio) e pure Tricarico, anche se penso sempre che non dovrebbe cantare ma fare dell’altro; la Ferreri la vorrei risentire non live. Al Bano, non vorrei sentirlo più, e nemmeno Patty Pravo. Globalmente, comunque, livello basso delle canzoni, niente di eccezionale o fuori dal seminato.


E insomma, per chiudere. Una prima puntata piatta. E lo dico senza problemi, fosse anche a fronte di un nuovo botto da 10 milioni di spettatori. Quel che ho visto, personalmente, eccezion fatta per un paio di guizzi di Luca e Paolo, è il minimo sindacale, e poi tutti a casa. Con un Gianni Morandi a guardarsi attorno per mettere a posto i pezzi, come si prevedeva oggi.

Evidentemente, nazionalpopolarità vuol dire musica banale e vita piatta. Che poi è tremendamente simile a vita bassa.

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