Report, Milena Gabanelli: “Il problema più grave della libertà d’informazione è la lite temeraria e pretestuosa”

Milena Gabanelli intervistata da Gian Antonio Stella racconta che ad oggi ha perso soltanto una causa civile (ma c’è l’appello) e ricorda di essere stata bocciata all’esame per diventare giornalista professionista.

Milena Gabanelli è la protagonista della copertina del nuovo numero di Sette, il settimanale de Il Corriere della Sera, al quale ha rilasciato una lunga intervista realizzata da Gian Antonio Stella. La conduttrice di Report, che nella sua carriera vanta il merito di aver fatto arrabbiare destra, sinistra e centro senza distinzione, ha innanzitutto commentato la vicenda politica che l’ha coinvolta nelle ultime settimane: la candidatura alla Presidenza della Repubblica avanzata dal Movimento 5 Stelle. La giornalista infatti è risultata la più votata dagli attivisti del M5S in occasione delle quirinarie; la Gabanelli, però, dopo aver meditato per qualche ora, ha deciso di rifiutare la proposta perché “era molto più adatto di me Rodotà”:

Il mio problema era trovare il modo per declinare l’offerta con un riconoscimento adeguato a chi mi aveva scelto.

La Gabanelli inoltre ha precisato che le era ben chiaro che “se fai un passo del genere anche se poi non viene eletto non è che puoi tornare a fare quello che facevi prima”. Per questo motivo ha deciso di proseguire la sua carriera da giornalista d’inchiesta, alla guida di Report, il format più famoso di giornalismo investigativo tv, difendendo così la sua indipendenza. Gaba, classe 1954, nel corso dell’intervista ha ricordato di essere una semplice pubblicista e di essere stata bocciata agli orali dell’esame per diventare professionista (“Mi chiesero cos’era il Coreco. Scena muta”). Tema nevralgico dell’intervista (oggi non a caso si celebra la giornata mondiale per la libertà di stampa proclamata dalle Nazioni Unite) è stato quello delle cause civili (circa 60 quelle intentate contro Report) e delle richieste di danni (un totale di 300 milioni di euro), ed in particolare di quelle definite dalla Gabanelli “temerarie e pretestuose”, come quelle che il programma della domenica sera di Rai3 avrebbe subito (secondo la conduttrice) dalla società telefonica H3G :

Io non credo che il giornalista debba godere di una particolare clemenza. Un conto è l’errore in buona fede che è sempre dimostrabile, un altro è sputtanare volontariamente qualcuno senza fare i dovuti controlli. (…) Non può essere che chiunque abbia la facoltà di trascinarti in tribunale chiedendoti delle cifre insensate. Questo è oggi il problema più grave della libertà di informazione.

La Gabanelli, che ritiene necessario l’inasprimento dell’articolo 96 del codice di procedura penale e che pensa che anche in Italia, come nei Paesi anglosassoni, chi intenta cause pretestuose debba essere punito in modo più corposo, ha infine rivelato che fino ad oggi, in 15 anni di Report, ha perso soltanto una causa civile (per 30 mila euro), ma ha precisato che non c’è ancora una condanna definitiva.

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