Marco Paolini ritorna su La7 il 26 gennaio. Con Gad Lerner


Sono lontani i tempi in cui il teatro civile di Marco Paolini trovava spazio in prima serata Rai emozionando milioni di spettatori. Il che non è un problema di Paolini, sia chiaro. Piuttosto, è un problema per gli spettatori e per il servizio pubblico che non propone più certe perle televisive.

Per chi volesse, Paolini ritornerà in televisione il 26 gennaio, alla vigilia del giorno della memoria, con un racconto dal titolo Ausmerzen (parola tedesca per "sradicare, estirpare"). Dall'ex manicomio Paolo Pini, Paolini racconterà l'epurazione di disabili e malati di mente praticata dal regime nazista. E quale location migliore, per un simile racconto, se non un'ex struttura manicomiale - realtà italiana mai abbastanza raccontata, troppo spesso dimenticata, in nome di quell'italiani brava gente che ci accompagna da sempre -. Lo spettacolo, dice Paolini, è

frutto di due anni di ricerche, di incontri con testimoni e specialisti, una narrazione cruda e razionale. Faccio da cronista e non intendo indulgere in nessun rito della memoria.

La serata, interamente in diretta e senza interruzioni pubblicitarie, proseguirà con un dibattito-approfondimento a cura di Gad Lerner, che dichiara:

al modo delle mie vecchie trasmissioni Milano, Italia e Profondo Nord. Per capirci, non banalizzerò con un talk-show a poltroncine il lavoro di Paolini. Girerò armato di microfono tra un pubblico selezionato di un centinaio di ospiti. Perché la riflessione partirà dagli anni trenta, ma arriverà, da qui la scelta del Paolo Pini, alle realtà degli ex degenti dei manicomi e degli psichiatri che vi hanno operato. Ma anche a una riflessione su quelle società che, di fronte a una crisi come fu quella del ’29, si chiedono se sia giusto o meno tagliare i rami secchi, gli elementi superflui. Quando il direttore di rete Lillo Tombolini mi ha proposto il programma ho accettato subito, perché considero la collaborazione con Paolini un traguardo


Ormai, Paolini sembra aver trovato la sua nicchia di pubblico su La7. Fece I Miserabili, e in molti si stupirono del successo. Che per il sottoscritto - e per tanti altri -, invece, era annunciato. Aveva fatto Il Sergente, nel 2007. E anche lì qualcuno si sorprese.

Non sarà che, invece di sorprendersi, questa sia l'ennesima dimostrazione che spesso produzioni e autori non sanno davvero quel che vuole il pubblico? Non sarà che il pubblico di Paolini è troppo poco sensibile ai messaggi promozionali? Non sarà che i temi che tratta l'attore sono troppo impegnati? Magari è un connubio di tutte queste cose?

Comunque, Paolini lo si trova anche a teatro, con lo spettacolo ITIS Galilei, in cui, scrive il Corriere della Sera, Paolini guida lo spettatore

un viaggio guidato con sapienza e perizia narrativa intorno ai massimi sistemi, quelli che regolano l’universo e che Galileo Galilei ha saputo scoprire e affermare con la forza dell’indagine empirica e del pensiero. Trascorrono rapide e avvincenti le due ore dell’affabulazione attoriale, sempre chiara e comunicativa, ma certamente più impegnativa da seguire nel dipanarsi del ragionamento di altre narrazioni del passato. La tensione, però, non cala mai e Paolini, da solo in scena, sa ammaliare il pubblico ripercorrendo la storia dell’astronomia e il mondo della fisica tra Cinquecento e Seicento, conducendo passo passo gli spettatori attraverso i progressi della scienza e del pensiero filosofico che alcuni uomini di ingegno portarono avanti anche a prezzo della loro stessa vita, come Giordano Bruno, o a prezzo di ustionanti umiliazioni, come Galileo, costretto ad abiurare, apparentemente sconfitto dalla intransigenza e dall’oscurantismo della Chiesa.
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