TV PENSIERI A VUOTO E CONOSCENZA (2): datevi una pettinata scapigliati e calvi...

Giorni fa, dopo il successo della prima puntata di "Vieni via con me", Marco Travaglio sul "Fatto" ha scritto uno dei suoi articoli a getto continuo, che portava un titolo simpatico e fondato: "Caro Roberto, datti una spettinata". Tento di riassumere il pezzo. Travaglio, con ragione, diceva che il successo andava bene e che però raccomandava al grande Saviano di darsi una spettinata, ovvero di uscire da cose note, dalla ovvietà di citazioni e fatti stranoti, riguardanti i morti (Falcone...) e di dedicarsi dei vivi (Dell'Utri, Cuffaro, Schifani); come se, osservo io, costoro non siano dei morti che camminano tra cronache e scandali enunciati, peraltro reiterati.

Sono d'accordo con Travaglio quando accusa gli autori di avere allestito un perfetto presepe della sinistra. Ciò è avvenuto un sacco di volte in altri programmi e avverrà ancora, stiamo certi. Pensandoci bene, però, qualcosa a mio parere va detto sulla intera questione dei morti e dei vivi. Sotto la quale, neanche tanto sotto, c''è la nostra personale ricerca sulla tv di oggi che propone pensieri a vuoto e scarsa, scarsissima conoscenze.
Per chiarire ed essere breve mi servirò dell'invito del giornalista a Saviano di "darsi una spettinata", nonostante che Roberto risulti come si vede chiaramente senza capelli e comunque sempre con idee da considerare, passando dai libri agli articoli e alla tv.

La forza di Saviano sta nel cervello, nei suoi occhi profondi e buoni, nella voce pacata. Il suo successo sta, a mio avviso, nella sua potente denuncia, a cominciare da "Gomorra", proposta con toni colloquiali, seminati di rabbia buona perchè efficace(e non servono gli indici di ascolto per confermare).

In questo senso, sugli argomenti e sui toni sui malaffari del nostro Paese, c'è qualcosa che riguarda direttamente lo "spettinato" Travaglio (in quanto a ovvietà e prevedibilità). Tutti noi lo conosciamo. Lo stimiamo per la continuità e inflessibilità con cui in tv,e sui giornali, racconta le trame dei malaffari nazionali. Però. E' sicuro di non avere bisogno anche lui di un adeguamento della "spettinatura"? I suoi appuntamenti di carta e di video sono martellanti, oggi per la verità meno rispetto al passato, e paiono come le puntate compiaciute di un romanzo criminale ripetitivo, con gli stessi personaggi e con il rimestare di cronache rimestate.
Queste puntate sono la compagnia del giovedì di questi anni zero e del fatto o misfatti quotidiani. L'impegno per evitarlo è grande, ma forse perchè la realtà italiana non esce dal tunnel bieco in cui si è infilata (per colpa di tutti o di molti, responsabili e spesso anche critici dei responsabili), o per una vena giornalistico-letteraria che si usura per la difficoltà di fare ordine nelle origini dei nostri guai, non sempre il bersaglio è raggiuto.
Il feuilleton travagliato e travagliante rientra negli spazi ben conservati e divisi tra denunciati e denuncianti. Il pensiero o i pensieri si perdono nelle polemiche e nei vaffa, nelle picche e ripicche, nella usara delle memorie e delle ricostruzioni.
Latitano i pensieri non vuoti che portano alla conoscenza. Pochi o pochissimi tra gli opinionisti o tra gli autori dei feuileton riescono ad andare al di là della puntualizzazione o delle sveglie polemiche. Gli articoli e i libri che escono sulla lunga e intrigata crisi italiana compongono carovane di vuoti che si propongono come pieni.
Affiora così che il problema dei problemi, o almeno una lettura delle letture proposte sullo stato della crisi e delle cose che potrebbero avviare qualche utile analisi o spiegazione. Bisogna dire che se Saviano si dovrà spettinare per uscire dal presepe della sinistra anche Travaglio, e i travagliati di destra sinistra centro, dovrebbero spettinarsi per uscire dai presepi in cui militano, e in cui producono retoriche a dosi massicce (e magari sacrosante) dando spettacolo sotto vuoto spinto, quel vuoto in cui si conserva la salsa italiana contemporanea.
Come si possono rompere gli schemi e spettinarsi un poco? Travaglio si presenta sempre ben pettinato, in cammino lento forse la calvizie, piattaforma su cui s'incontrerà con il calvo da sempre Roberto. Ecco un'idea. Michele Santoro, prima della trasmissione, da gran regista, dovrebbe scompigliarli la chioma e invitarlo con un gesto simbolico ad andare oltre...Oltre, dove, come? Se non lo sa il Marco prefabbricato che pensa e scrive i feuilleton da rassegna stampa o di archivio, chi potrebbe consigliarlo?
Staremo a vedere i passaggi dal barbiere, tra sperate spettinature e temute lacche, lacche verbali più potenti di antiche brillantine. .
Italo Moscati

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