The Voice Israele, Lina Makhoul vince anche contro le differenze (video)

La diciannovenne Lina Makhoul, araba di religione cristiana, ha vinto la seconda edizione di The Voice Israele nonostante durante il programma abbia ricevuto critiche e minacce: ed il format del talent show si conferma un successo ovunque.

Lina Makhoul

Può un format venduto in tutto il mondo superare le differenze culturali e religiose ed unire un popolo di fronte alla tv? Forse la pretesa è un po’ troppo alta, ma la versione israeliana di “The Voice” ha sicuramente chiuso la sua seconda edizione sottolineando come la musica possa andare oltre il proprio credo religioso.

A testimoniarlo Lina Makhoul, diciannovenne di Akko, commessa che contro ogni previsione sabato sera ha vinto il talent show in onda su Channel 2 con una voce che ha conquistato tutti, oltre che il proprio coach Shlomi Shabat. Lina, che si è esibita in tre pezzi, tra cui “What a Feeling” ed “Allelujah”, è infatti un’araba di religione cristiana, appartenente ad una minoranza in Israele spesso non rappresentata e nel mirino delle proteste.

Proprio durante la trasmissione, infatti, Lina ha ricevuto diverse minacce da chi non approvava la sua partecipazione al programma. Nel frattempo, però, è cresciuto anche il fronte dei sostenitori, sempre più convinti che il talento di Lina fosse da premiare senza tenere in considerazione le sue origini. Un fronte che, sabato, ha prevalso, permettendole di vincere.

Ora per Lina c’è un contratto discografico ed una borsa di studio con la quale potrà perfezionale il proprio talento e, perchè no, provare a fare carriera anche all’estero. La sua voce, in effetti, non lascia indifferenti, tant’è che tutti i giudici (oltre a Shabat, Aviv Geffen, Sarit Hadad, Yuval Banay e Shlomi Bracha del gruppo Mashina) si erano girati per convincerla a far parte della propria squadra durante le blind audition.

La tv riesce, ancora una volta, a farsi beffe delle difficili situazioni politico-religiose proponendo una visione molto più semplice e positiva, seppur difficile da applicare alla vita reale, della convivenza tra persone appartenenti a diversi credo religiosi. Una potenza, quella del piccolo schermo, che nella finale di “The Voice” è riuscita ad affermarsi, anche se per solo una sera e per la durata di un televoto.

Da canto suo, invece, “The Voice” si conferma ancora una volta un format di successo: da noi, però, a prevalere è più l’interesse verso gli ascolti, che al momento gli stanno dando ragione (è in crescita nelle prime tre puntate), piuttosto che spunti di diverso genere capaci di mobilitare anche chi, di talent, se ne intende poco.

lina makhoul from Lisa Goldman on Vimeo.

The Voice Final Lina Makhoul Hallelujah from Basima Sabbagh on Vimeo.

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The Voice, il talent made in Olanda nato dalla mente di Jon De Mol nel settembre 2010, si caratterizza per le audizioni al buio: conta solo la voce, non l'aspetto nella selezione dei concorrenti, contesi da quattro giudici/coach.

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