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Un reality show australiano mette in palio la verginità dei concorrenti

Perché in Italia non arrivano mai questi capolavori postmoderni della tv trash? Eppure saremmo il palcoscenico perfetto per simili scenari: avanti, impresari e responsabili di palinsesto, fatevi sentire. Organizzate una bella produzione e un rigoroso casting e fate come in Australia dove un reality show rivoluzionario mette all’asta la verginità dei concorrenti. Non suona benissimo?

Perché in Italia non arrivano mai questi capolavori postmoderni della tv trash? Eppure saremmo il palcoscenico perfetto per simili scenari: avanti, impresari e responsabili di palinsesto, fatevi sentire. Organizzate una bella produzione e un rigoroso casting e fate come in Australia dove un reality show rivoluzionario mette all’asta la verginità dei concorrenti. Non suona benissimo? Un perfetto spin off de La Pupa e il Secchione, se vogliamo. Le basi già ci sono, perciò avanti: qualcuno importi l’idea e non se ne parli più. Non che agli antipodi le cose sfilino tranquille: le autorità australiane si sono inferocite, accusando il programma di indurre alla prostituzione. Non è del tutto sbagliato, in effetti, considerato che ciascun concorrente riceverà una quota del 90% rispetto al prezzo totale al quale riuscirà a vendere la propria illibatezza. “Gioco ridico, assurdo e disgustoso”, ha tuonato il senatore Steve Fielding. Ci sono dei compratori, naturalmente, che guardano “il prodotto” da casa ed effettuano la loro offerta online. Solo nella fase finale del gioco le due parti si incontreranno così da poter valutare effettivamente la “qualità” dell’acquisto effettuato. Geniale. Vedi una verginella o un verginello in televisione e si dà il caso che puoi acquistare la sua “prima volta”. Dice Veronica, una delle concorrenti:

“Non credo che me ne pentirò, tecnicamente è prostituzione ma il modo in cui venderò la mia verginità è diverso”.

Sembrano le frasi fatte che certi politici nostrani hanno adoperato di recente per giustificare certe uscitelle poverine. C’è modo e modo di vendere la verginità e c’è modo e modo di essere un “utilizzatore finale”. Insomma, è sempre una questione di semiotica alla fine.