TRITA TV: qualcuno volta le spalle alla fiction dei nonni e dei nipoti

"Sono stato molto felice in questo Paese meraviglioso dove le strade sono teatri ,ma fare tv qui è diventato frustrante". Chi è che parla? Un autore italiano che le ha provate tutte e alla fine ha deciso di andarsene? Un dirigente tv che, dopo molti tentativi di domare il muro di gomma della fiction nostrana, ha avuto un soprassalto di indignazione e di orgoglio, e ha preso la porta? Un uomo esacerbato dall'insuccesso che si è tolto i massi dalle scarpe e pensa così di farla finita con le frustrazioni?

Non faccio nomi, per il momento. Intanto, è' bene fare qualche altra citazione. "Il sistema è governato da uomini anziani e potenti che privilegiano clientelismo e nepotismo sulle capacità". Oibò! Ma chi è costui che ha meno peli sulla lingua di un Grillo o di un Travaglio? E continua: "Non c'è meritocrazia...(coloro che vogliono) lavorare devono lucidare le scarpe al re se vogliono lavorarare, sono costretti ad autocensurarsi, a perdere di fantasia e coraggio". Doppio oibò.

Non basta. Ecco un altro pezzo di valanga: "Il risultato, allora, spesso è piatto, mediocre, banale. Troppi dirigenti stanno bene attenti a mantenere la distanze da ciò che producono, così se è un successo si vantano, se va male se ne lavano le mani". Beh, quest'ultimo pezzo di valanga è meno, come dire, meno prevedibile rispetto agli altri incontrovertibili giudizi. Mette l'accento su uno dei massimi difetti dei dirigenti delle tv, nessuna esclusa, ma con alcune più avanti di tutte di fronte alla fuga dalle responsabilità. Indovinate di quale tv si parla. Su, coraggio.

Il punto è importante, va sottolineato. Nella maggiore industria culturale italiana la doppiezza è sempre stata di casa. Da un lato, narcisistico esibizionistico alle stelle quando arriva il successo (e i dirigenti chiamati in causa si stropicciano gli occhi per la meraviglia, come se fosse un miracolo). Dall'altro, una depressione acuta e un vigliaccheria da codice penale quando arriva il flop. I dirigenti in questo caso o scompaiono o cercano i colpevoli e i capri espiatori fra i loro collaboratori più deboli. Dalle stelle alle stalle.
Ecco il tracciato proposto dal signor Nessuno che ho citato. Il quale non è affatto un vero signor Nessuno. Al contrario.

Si tratta di Mister Wayne Doyle, australiano, che ha fatto le valigie e torna in patria, stanco di aver preso troppo sole opaco con tremila puntate di "Un posto al sole" (il solo serial italiano peraltro che resiste) e con altri lavori fatti sia per la Rai che per Mediaset: "La squadra", "Agrodolce" (un serial amaro), "Cuori rubati", "Ho sposato un calciatore" (che io però non conosco).

Doyle, naturalmente, della sua esperienza di quindici anni in Italia denuncia le raccomandazioni, le telefonate dei capi e dei capetti, la confusione degli italiani ognuno dei quali sembra vivere in un villaggio isolato, le donne che sono complici del cattivo gusto e della falsità poichè non fanno leva sulle loro grandi capacità ma puntano sull'aspetto fisico e sulla seduzione.

Su quest'ultimo punto, una ...puntalizzazione di Doyle: "Per arrivare dove vogliono si servono della corruzione sessuale. Persino le loro madri le spingono a farlo. Se le donne vogliono davvero essere trattate e rappresentate in un altro modo comincino a sottrarsi".

Questa di Doyle è una voce solitaria in un deserto? Forse. Il fatto è che il silenzio sembra calato sugli opinionisti e sulla stampa che si occupa di tv. Lo situazione sembra aver vinto. Definitivamente? Il silenzio maschera le mille e una manovra che la politica compie per tenere la tv legata a se, ai suoi feudatari, ai suoi vassalli, ai suoi servi?

Un silenzio che si fa sempre più nebbioso, che è ormai una caligine. Ogni tanto un lampo per una censura, una polemica, ma le correnti del silenzio (fatto di rumori assordanti) sono perennemente all'offensiva.

Ciao Wayne, torna pure al tuo Paese di Canguri sopravvissuti. Noi viviamo tra i Canguri duri e puri, nascituri costanti per tenere alte le luci delle tenebre di cui hai parlato in una franca intervista pubblicata su "Io Donna".
Italo Moscati

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