GURU: perchè preferisco Antonella a Grasso…

I giornali sono imbarazzati davanti al successo dell’odiato Festival di Sanremo. I giornali che non sanno spiegarsi le ragioni per cui tanta gente assiste allo spettacolo, mentre loro perdono inesorabilmente copie. Uno degli atti per farsi coraggio nei giornali in declino (e mi dispiace molto) è quello di mimare il trash tanto odiato della tv.


I giornali sono imbarazzati davanti al successo dell’odiato Festival di Sanremo. I giornali che non sanno spiegarsi le ragioni per cui tanta gente assiste allo spettacolo, mentre loro perdono inesorabilmente copie.

Uno degli atti per farsi coraggio nei giornali in declino (e mi dispiace molto) è quello di mimare il trash tanto odiato della tv. Mimare e cercare di inventare qualcosa di piccante che possa aiutare la barca pericolante nel mare di carta.

Ad esempio si può inventare una contrapposizione tra destra e sinistra, tra pro e contro, un gioco della torre. Il “Corriere” ha pensato bene di individuare in Antonella Clerici un ottimo, attualissimo argomento per attizzare veleni e controveleni.

Il velenoso per eccellenza, Aldo Grasso, critico che si occupa di ciclismo e vino (che produce), e che si diletta da anni di tv dopo aver cominciato dal calcio e da una miracolata cattedra alla Cattolica, si è subito offerto a fare appunto il velenoso. E siccome si ritiene furbo, colto, spiritoso (?) attacca Antonella affermando, in tortuose righe in cui parte dai Legnanesi, che Antonella, recitano pezzo e titolo, risulta”Falsa, paciosa e troppo goffa, non fa allegria”.

Sono anni che i lettori del “Corriere” sopportano Grasso e, infatti, sempre più rapidamente vanno diventando più radi, se la danno a gambe. Sono anni che Grasso alterna la parte di velenoso con quella dell’opinionista della banalità orizzontale verticale. Al suo catalogo non manca nulla. Una piovra. Tra università, giornale, magazine, corriere tv, pubblicità, un contratto di qua e un contratto di là, nulla gli è stato precluso, consulenze di vario tipo qua e là.
Un uomo ricco e pubblico, da invidiare, eclettismo e spudorato,cinico, come Maurizio Costanzo, un Costanzo che Grasso appena può fa a ezzi perchè sa di assomigliargl, rimproverandogli avidità e presenzialismo. Lo dice lui, Grasso, che ha tentato di tutto, dallo sceneggiatore al conduttore (con fiocco al collo) e che, secondo un giornale lombardo, ogni anno si piazza fra a qualche spanna nei guadagni. Basta.
Attaccare la Clerici è di una facilità estrema, anche perchè la conduttrice di successi televisivi non si nasconde, è quello che è, sfiora le gaffe alla maniera di Mike Bongiorno, crea emozioni facili ma emozioni non prive di sorrisi, non ha alcun timore di esagerare e gioca con il rischio del ridicolo, si vede che si diverte (e fa divertire).
Il paragone con Mike Bongiorno- Mike a cui la storia ha dato ragione contro gli infausti giudizi di Umberto Eco, smentiti dal tempo- è stato fatto da Maria Luisa Agnese, l’antagonista del duello con Grasso proprio a proposito di Antonella e delle qualità del suo successo, del personaggio, della sua tenuta di strada televisiva.
Agnese, brava giornalista, brava direttrice di magazine, ironia e informata, mostra equilibrio e arguzia, punge quando serve ma non si trascina il bagaglio grasso di megalomania da piangere del Grasso, da trasformare in vuoto a perdere.
Suggerimento al “Corriere”. Un avvicendamento. Grasso al ciclismo. Agnese alla critica tv. La meritocrazia sarebbe premiata. Aldo a pedalare. L’Agnese a ricordarci storia, miti e contraddizioni dei piccoli schermi. Antonella a fare ascolti e simpatia dai suoi tacchi molto alti, undici milioni di spettatori!
Italo Moscati

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