Torna La clinica per rinascere. Il Dottor Giardiello a Blogo: “Pazienti molto complicati, il lockdown non ha aiutato”

Domani su Real Time torna la nuova stagione de La clinica per rinascere. Abbiamo intervistato il Dottor Cristiano Giardiello. Ecco cosa ci ha raccontato.

Una nuova stagione alle porte in partenza proprio domani sera sul canale 31 del digitale terrestre a partire dalle 23:05 quella di Obesity Center Caserta – La clinica per rinascere, che dopo due stagioni torna in prima visione a partire da domani sera su Real Time con non poche novità.

Per l’occasione, abbiamo intervistato il Dottor Cristiano Giardiello, Direttore del Dipartimento di Chirurgia della Clinica Pineta Grande di Castelvolturno nonché specialista principale del programma, che seguirà da vicino tutti i pazienti che di puntata in puntata conosceremo all’interno del docu-reality. Ecco cosa ci ha raccontato.

Anzitutto, quali saranno le principali novità per questa terza edizione del programma?

Tra le novità principali di quest’anno rientrano sicuramente le condizioni di estrema normalità di alcuni pazienti, che stavolta saranno sempre più vicini alle nostre realtà quotidiane permettendo probabilmente anche agli spettatori da casa di sentirsi ancor più coinvolti nel racconto di tutto il programma. Non vedremo quindi protagonisti da serie tv americana, ma pazienti affetti da diverse tipologie di obesità, in alcuni casi anche gravissime, che tuttavia riusciranno, alla fine, a tornare ad una vita completamente nuova.

Qual è a suo dire il vero scopo di questa trasmissione?

Non tanto il raccontare la storia personale di ogni paziente, ma soprattutto quello di far capire a chi ci segue da casa che da una grave malattia quale quella dell’obesità si può guarire, anche grazie ad equipe altamente specializzate che favoriscono un approccio multidisciplinare come la nostra. Le motivazioni che spingono una persona verso l’obesità, il più delle volte, sono simili; problemi famigliari, problemi sentimentali, oppure gravi lutti in famiglia. La maggior parte degli obesi inizia ad ammalarsi trovando conforto nel cibo, passando poi ad una successiva fase di arresa. Molti di loro ad un certo punto si lasciano andare, e così facendo raggiungono condizioni di obesità estrema. Lì incomincia il dramma, perché si tende a credere che il dimagrimento diventi via via più impossibile anche se, di fatto, così non è. Di obesità si può guarire tranquillamente, ed è soprattutto questo il messaggio, anche di speranza, che deve passare.

Quest’anno La clinica per rinascere ha dovuto scontrarsi anche con le restrizioni imposte dal lock-down. Immagino quindi che molte cose siano stavolta cambiate per voi…  

Sono cambiate molto perché ad un certo punto siamo entrati in lock-down e non abbiamo più potuto incontrare di persona i pazienti in cura da noi. Le difficoltà sono state tante anche se siamo sempre rimasti in contatto con loro grazie all’ausilio della tecnologia. Molti si trovavano soltanto all’inizio del loro percorso di dimagrimento e le prime settimane, si sa, sono sempre le più delicate, sotto tutti i punti di vista. D’altra parte, però, abbiamo anche posticipato i colloqui finali con ogni singolo paziente affinché almeno questi potessero avvenire di persona. Per questo, se solitamente incontravamo i nostri pazienti a soli 3, 4 mesi dall’intervento, c’è da dire che stavolta invece li abbiamo incontrati a ben 6, 7, e in alcuni casi anche 8 mesi dall’operazione chirurgica alla quale si sono sottoposti e questo ci ha permesso di constatare cali ponderali superiori rispetto a quanto immaginato. Dopotutto, i nostri pazienti stavolta hanno avuto più tempo per dimagrire e quindi di fatto sono dimagriti di più.

Tra i tanti casi ai quali assisteremo quest’anno, qual è stato per lei il più complicato tra tutti?

In questa stagione del programma devo dire che di casi complessi ce ne siano stati parecchi, soprattutto tra gli uomini che, oltre a presentare gravi condizioni di obesità, erano nella stragrande maggioranza dei casi già sopravvissuti a diversi infarti presentando condizioni cliniche sicuramente più delicate. Il caso più estremo, però, è stato quello di un ragazzo altamente obeso che presentava tra le gambe un fibrolipoma pendulo, praticamente un’escrescenza cutanea grande quanto un pallone da calcio e di quasi 6 chili. Ammetto sia stato molto complicato operarlo, anche perché abbiamo fatto molta fatica a caricare il ragazzo sul tavolo operatorio e di fatto il suo lipoma non ci lasciava molto spazio.