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Paolo Bonolis a TvBlog: Sanremo, le mie canzoni, Mozart, i Pink Floyd e quel no ai Negramaro

Il conduttore di due edizioni di Sanremo ci racconta i suoi Festival e le sue preferenze rispetto alle canzoni vincitrici

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Proprio in questi giorni su TvBlog è online un torneo in cui chiediamo ai nostri lettori di eleggere la loro canzone preferita fra quelle che hanno vinto il Festival di Sanremo. Attraverso 7 post, decennio per decennio, andremo a scegliere la canzone preferita dei nostri lettori, per poi mettere in gara le dieci prime classificate arrivando cosi ad eleggere la canzone delle canzoni vincitrici del Festival di Sanremo.

Abbiamo chiesto ai conduttori delle varie edizioni del Festival la loro o le loro canzoni preferite di questi 70 anni di Festival. Dopo Pippo Baudo, Claudio Cecchetto, Piero Chiambretti, Fabio Fazio, Simona Ventura, Antonella Clerici, Maria De Filippi e Carlo Conti oggi è la volta di Paolo Bonolis che è stato il padrone di casa di Sanremo nel 2005 e nel 2009.

Ecco dunque cosa ci ha detto Paolo Bonolis :

Partiamo dalla tua canzone preferita

Fra le canzoni vincitrici del Festival di Sanremo, fra le più piacevoli come testo e come intuizioni credo ci sia Occidentali’s Karma di Francesco Gabbani. Ma a dire il vero ce n’è una mare, basterebbe citare per esempio “Vita spericolata” di Vasco Rossi. Nel mio Festival c’è stata “Come foglie” di Malika Ayane, canzone bellissima e poi “Mentre tutto scorre” dei Negramaro. Se poi vogliamo andare indietro nella memoria la lista diventa lunghissima, a partire da “Nel blu dipinto di blu” che diventa per altro una citazione ovvia.

Un aneddoto, il primo che ricordi dei tuoi due Festival

Troppi c’è ne sarebbe. Mi ricordo che stavo facendo un’intervista a Hugh Hefner e salì sul palco una ragazza con le tette fuori che pensava di metterci in difficoltà con questo suo gesto. Io la lasciai fare un attimo, poi le dissi “ci ha fatto vedere le tette, se ora cortesemente se ne va.” Irrisa dal pubblico in teatro se ne andò via un po’ mestamente ricordo. Mettere in difficoltà me è un po’ difficile, perchè a me non frega fondamentalmente nulla della situazione in generale.

Hai mai avuto problemi nella scelta delle canzoni nei tuoi Festival ?

Ho dovuto fare qualche intervento in sede di scelta delle canzoni in gara. Ricordo che mi avevano escluso “Mentre tutto scorre” dei Negramaro perchè dicevano che “faceva troppo rumore”, per me era ed è un pezzo meraviglioso. In realtà non avrei potuto fare interventi di quel tipo in quanto quell’anno la scelta dei brani in gara era della giuria selezionatrice, ma ricordo che prima della definizione della lista delle canzoni in gara chiesi la cortesia di ascoltare quelle che erano state scartate. Fra le quali c’era appunto “Mentre tutto scorre” dei Negramaro e c’era pure “I bambini fanno oh” di Povia. La prima fu ammessa poi in gara, mentre la seconda visto che era già stata eseguita in pubblico, la presi come canzone fuori gara sigla del momento di solidarietà che faceva parte di quell’edizione del Festival, ovvero la costruzione di un ospedale in Darfour.

Un ricordo poco piacevole ?

Un ricordo poco piacevole fu l’intervista del 2005 a Hugh Grant. A lui non andava bene nulla di quello che gli proponevamo, c’era andato un po’ sulle scatole, francamente. Alla fine ci siamo messi a fare una lezione di inglese, per altro mi sono divertito moltissimo, anche prendendolo un po’ in giro, fino a quando purtroppo è arrivata Antonella a cantare “She” e quel punto non sapevo più che pesci pigliare, non ha beccato una sola nota (ride, ndr). Però è stato molto divertente, lei è molto carina ed è sempre stata molto disponibile, una amica.

Le tue più grandi soddisfazioni ?

La lunga battaglia fatta nel 2009 insieme a Sergio Rubino per portare per la prima volta a Sanremo il rock indipendente con gli Afterhours. Lunghissime chiacchierate con Manuel Agnelli e alla fine hanno accettato di venire. Sempre quell’anno abbiamo portato per la prima volta al Festival la PFM ed è stato fantastico, hanno fatto Fabrizio De Andrè e ricordo che è stata prima volta che tutto il teatro si è messo cantare “Il pescatore”. Mi viene in mente anche che facemmo una lunga battaglia con la dirigenza Rai per aprire tutta la galleria al pubblico votante e non a quelli che pagavano il biglietto o avevano l’abbonamento. Lo avevo fatto perchè il pubblico dell’Ariston è sempre stato un po’ freddo e con quella decisione volevo rendere il clima in teatro più caldo. E’ stato come mettere i petardi nel sedere della lucertola.

Mentre la discussione più lunga che hai dovuto fare ?

Fu quella del 2005 quando decisi di portare l’orchestra nel golfo mistico, sacrificando così sei file di poltrone. L’orchestra in quella posizione è la cosa più bella scenograficamente parlando.

Un ospite difficile da portare ?

Mike Tyson, che siamo riusciti a portare grazie a Fabrizio Del Noce (allora direttore di Rai1, ndr), nonostante il direttore generale Flavio Cattaneo non lo volesse, anzi ricordo che addirittura se ne andò quando Tyson entrò in scena. Mi ricordo che in onda dissi a Cattaneo che era in prima fila: “guardi direttore Tyson è arrivato se lei pensa che non debba entrare glielo vada a dire lei, perchè io non ci litigo con quello”.

Invece l’emozione più forte di quei due Sanremo ?

La prima serata del 2005 quando a dispetto di un protocollo sanremese che vedeva il conduttore uscire subito a dare il benvenuto, io sono uscito 15 minuti dopo la partenza in una maniera completamente differente e cioè con un filmato che poi sarebbe diventato il Senso della vita, con la sonda che girava e che ricordava che fra le tante cose che noi umani abbiamo c’è anche la musica. L’apertura di un pezzo interpretato dalle nuove proposte e poi la chitarra elettrica di Paolo Carta che ha suonato l’inno di Mameli in stile Jimmy Hendrix. Nell’attesa dietro le quinte ero molto preoccupato perchè in quel modo il protocollo sanremese era stato completamente rivoltato. Poi ho sentito un grande applauso e a quel punto quell’azzardo era piaciuto al pubblico.

Fu una idea tua di iniziare in quel modo ?

Si, ma molto discussa nei mesi precedenti. Questa cosa poi l’abbiamo ripercorsa anche nel 2009, facendo la cosa più bella in assoluto dei miei Sanremo e che è costata tanta fatica alla regia di Stefano Vicario e al direttore d’orchestra Bruno Santori. Nella seconda serata avevamo pensato di mandare spezzoni di film che parlavano di musica per riproporli poi in palcoscenico con la nostra orchestra. Il primo brano era tratto dal film di Milos Forman “Amadeus” ed era il pezzo della dettatura di Mozart dal letto di morte del Requiem a Salieri. In un passaggio virtuoso fra il momento cinematografico della dettatura di Mozart e la scrittura di Salieri, mixavamo le immagini del film con le immagini in diretta dall’Ariston con la nostra orchestra che eseguiva direttamente le note dettate da Mozart nel film di Forman ed il coro che eseguiva il Requiem. Un esercizio di bravura da parte del nostro regista e da parte della nostra orchestra davvero strepitoso. C’era il Requiem di Mozart interpretato dalla nostra orchestra che alla fine diventava The wall dei Pink Floyd, visto che quell’anno era l’anniversario della caduta del muro di Berlino. Credo davvero il più bel momento dei miei due Festival.

Per arrivare all’attualità, che mi dici della tua stagione tv ?

Attendiamo le direttive del nostro signore del Covid.

Il torneo