Caronia come Vermicino. La campagna, la ressa, le maratone e i bambini sfortunati protagonisti

A Messina l’Italia ha vissuto una seconda Vermicino. Da Alfredino a Gioele, cronaca di due vicende diverse, ma legate da lunghe maratone e dalla presenza massiccia di telecamere, giornalisti e inviati

La campagna, la ressa, le telecamere, gli inviati, le lunghe maratone ricche di aggiornamenti che spesso non si rivelano tali. Nella giornata di mercoledì l’Italia ha vissuto la sua seconda Vermicino, a trentanove anni di distanza. Totali le differenze delle due storie, al contrario identiche le conseguenze mediatiche che, ieri come oggi, hanno visto al centro della scena dei poveri bambini quasi della stessa età.

Alfredino Rampi aveva sei anni quando il 10 giugno 1981 cadde in un pozzo profondo più di 50 metri. Gioele ne aveva quattro e quasi certamente sono suoi i resti trovati a Caronia, in provincia di Messina. Tragico incidente da una parte, fitto mistero dall’altro, collegato oltretutto alle sorti della mamma, ritrovata morta pochi giorni fa negli stessi luoghi.

Eppure, sotto il profilo televisivo le vicende sembrano combaciare, riportando alla luce personaggi che vennero a galla anche all’epoca. Come i  volontari che, per quanto siano stati encomiabili e utili i loro sforzi, hanno contribuito a generare l’inevitabile capannello.

Ieri l’appello su Facebook del padre di Gioele, che aveva chiesto di mobilitarsi per infittire le ricerche del bambino, aveva già di per sé attirato i media che però mai avrebbero immaginato di trovarsi di fronte alla soluzione del caso così presto. All’ora di pranzo la notizia di un ritrovamento ha calamitato l’attenzione di Ogni Mattina, che ha modificato l’ultima parte del programma eliminando la rubrica di Giovanni Ciacci.

Alle 14 persino Io e te ha stravolto la scaletta, ritardando l’intervista a Giampiero Mughini. Pierluigi Diaco non ha interrotto il filo rosso col Tg1, aprendo ulteriori finestre su Messina successivamente. Monotematica invece tutta la puntata della Vita in diretta. Tranne una piccola parentesi sul covid, con la comunicazione del dato giornaliero dei contagiati, Andrea Delogu e Marcello Masi non hanno mai mollato gli occhi dalla Sicilia, nonostante il complicatissimo collegamento con Vittorio Introcaso. Problemi tecnici hanno infatti impedito di ascoltare in diretta le dichiarazioni del procuratore capo Angelo Vittorio Cavallo, recuperate in un secondo momento con evidente disappunto di Masi. Nessun disguido al passaggio della bara, momento a cui nessuno ha saputo rinunciare.

Nel frattempo, le reti all-news non mollavano l’osso e su Rai News due finestre da Caronia sono rimaste per lungo tempo in primo piano, mentre a In Onda i virologi hanno ceduto il passo a criminologi e psichiatri, con l’inviato Danilo Lupo spedito sul posto.

Se a Vermicino la protagonista indiscussa fu la Rai, con una no-stop che arrivò a totalizzare 28 milioni di spettatori nella fascia serale, in tempi di diffusa concorrenza il dramma di Messina si è sparpagliato su più canali, regalando picchi di share inediti un po’ a tutti.  E chissà cosa sarebbe accaduto se la tragedia si fosse materializzata tra un mese, a stagione televisiva completamente riavviata. Perlomeno il calendario ci ha sorriso.

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La vita in diretta è il rotocalco che presidia il daytime pomeridiano di RaiUno dal 2000, ma l'esperimento era iniziato su RaiDue nel 1994 con La cronaca in diretta di Alessandro Cecchi Paone, diventato nel 1995 L'Italia in diretta con Alda D'Eusanio.

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