Gaia Tortora: "Ho sofferto di attacchi di panico. Mentana? Ci scontriamo, ma ha quasi sempre ragione lui"

Gaia Tortora racconta al Giornale la sua battaglia contro gli attacchi di panico: "Sudavo, tossivo, andavo in affanno, non riuscivo più a parlare". Su Mentana: "Gli dico sempre quello che penso, ci scontriamo, ma alla fine nel 90 per cento dei casi ha ragione lui"

Una battaglia, vinta, contro gli attacchi di panico. Gaia Tortora si racconta al Giornale e svela un segreto portato dentro per oltre dieci anni. “Tutto il mio dolore è esploso a quarant’anni. E’ stato il mio corpo a dirmi che non potevo più sopportare quel peso. E sono cominciati gli attacchi di panico, mentre conducevo il telegiornale. Sudavo, tossivo, andavo in affanno, non riuscivo più a parlare”.

Il ‘peso’ di cui parla la giornalista del Tg La7 è il dolore provocato dall’arresto del padre Enzo, avvenuto nel 1983, quando lei aveva 13 anni. “So quanto sia difficile la vita per chi soffre di attacchi di panico, ci si vergogna, si cerca di nasconderli. Anche io me ne vergognavo, spero che la mia testimonianza possa aiutare altri che ne sono colpiti, per far capire che può capitare a chiunque e, soprattutto, che se ne può uscire”.

Come detto, uno dei primi attacchi di panico avvenne in diretta, durante la conduzione di un notiziario flash del mattino:

“Direttore era ancora Antonello Piroso. A un certo punto mi sono bloccata, ho tagliato tutto, ho salutato e mi sono accasciata al suolo. Subito la regia ha mandato la pubblicità. Pensavo fosse solo un momento di stanchezza, pressione bassa. Poi si è ripetuto molte volte, anche quando conducevo il telegiornale delle 20 nei fine settimana, in alternanza con Mentana. Mi impappinavo, respiravo a fatica, arrivavo alla fine in affanno. Per giustificarmi dicevo che mi ero strozzata con le noccioline, che avevo il raffreddore, che non stavo bene”.

Riguardo al calvario processuale subito da Enzo Tortora, conclusosi con l’assoluzione a distanza di anni, la conduttrice ha le idee chiare: “C’è ancora la cattiva abitudine di processare le persone sui giornali e nell’opinione pubblica. I giornali si dividono per tifoserie, siamo ancora rimasti agganciati alla logica di berlusconismo e anti-berlusconismo. Ricevo tantissime lettere, soprattutto di parenti disperati perché un loro caro è in carcere. Mi sento male quando le leggo”.

C’è anche modo di parlare di tv, della sua lunga esperienza in video e del rapporto instaurato con Mentana:

“Io preferisco stare dietro le quinte, in regia. Tutti mi dicono che sono una gran rompipalle, anche Enrico. Gli dico sempre quello che penso, ci scontriamo, ma alla fine nel 90 per cento dei casi ha ragione lui. In dieci anni avremo litigato tre volte e non mi ricordo neppure perché”.
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