Dieci anni senza Pietro. Si smarcò subito dal Grande Fratello, senza mai rinnegarlo

Il 29 giugno 2010 moriva Pietro Taricone. Non vinse il primo Grande Fratello, ma ne divenne il simbolo grazie al personaggio del ‘guerriero’. Si allontanò dalla tv per studiare da attore. Tutti pazzi per amore lo consacrò, indicandogli la strada della commedia brillante. Fino al tragico epilogo

Oggi di Pietro Taricone ne è piena la televisione. Rigorosamente ‘aspiranti’, perché di Taricone ce n’è stato solo uno. E se il tentativo di centinaia di ragazzi è ancora quello di emulare il ‘guerriero’ del primissimo Grande Fratello, lui nel frattempo se ne era allontanato anni luce, diventando altro.

Pietro da Trasacco moriva il 29 giugno 2010 in seguito ad un tragico schianto col paracadute. L’etichetta di ‘gieffino’ gli si stava completamente staccando dalla pelle, dal momento che la vita e la carriera avevano preso da tempo ben altre direzioni.

Taricone ha avuto mille facce. Quella del bulletto arrogante fu la prima che regalò al pubblico, quando nel settembre del 2000 entrò nella casa più spiata d’Italia. Sesso con Cristina al quinto giorno di convivenza, frasi entrate nella storia che ora farebbero impallidire le paladine del Me Too (“Io so’ omme, tu si’ femmena“) e giornate intere passate a petto nudo, per mostrare i muscoli e vendere un unico prodotto: se stesso.

Uscì nel corso dell’ultima puntata, classificandosi però al terzo posto. Gli importò relativamente, visto che qualche settimana dopo, il 10 gennaio 2001, Maurizio Costanzo impostò sulla sua figura contestata un ‘Uno contro tutti’ che incollò alla tv ben 10 milioni di italiani. Il programma batté La Piovra 10 e Pietro commentò l’exploit in maniera a dir poco azzardata: “Camorra vince su mafia”. Anni dopo se ne sarebbe pentito: “All’epoca dicevo un sacco di stronzate”.

Ma Taricone non rinnegava niente, mai. Aveva semplicemente diviso la sua vita per fasi e quella successiva lui l’aveva programmata. Da Costanzo, tra tante ‘stronzate’, fu anche capace di delineare un quadro lucidissimo: “Io giro, giro, giro e poi cado sempre. Stavolta spero di girare, girare, girare e di decollare. Voglio studiare e fare un film. Il Gf è stato un motore che ci ha spinto a largo, adesso tocca a noi”.

Mantenne la promessa e per un po’ sparì dalla televisione, rifiutando ospitate e trenini a Buona Domenica. A Claudio Sabelli Fioretti confidò: “Ormai esiste una categoria nuova, ‘colui che ha fatto il Grande Fratello’. Che farà? Per ora fa l’ospite”. Una profezia, letta a distanza di vent’anni.

Al cinema mosse i primi passi con Il segreto del successo, a cui seguì immediatamente una particina in Ricordati di me di Gabriele Muccino. Sul set di Radio West conobbe invece Kasia Smutniak. Fu colpo di fulmine e nel 2004 nacque Sophie. Non mancarono momenti di crisi e Pietro non ebbe difficoltà a riconoscerlo: “Penso che portare avanti il progetto della famiglia sia la cosa più trasgressiva del mondo. E’ anticonformista dire di volere una famiglia. È una cosa difficile e complicata”.

Daria Bignardi lo ritrovò maturato e cambiato a Le Invasioni Barbariche. “Io grande attore? No, penso di essere profondamente inadeguato. Il cinema istituzionale non pensa che io possa essere una risorsa. Esiste un piccolo movimento sotterraneo e spero di agganciarmi a quello”.

La televisione se lo riprese per dei ruoli in qualche fiction. Ecco allora Distretto di Polizia 3, La Nuova Squadra e Codice Rosso. Tuttavia, la vera metamorfosi Pietro la portò in scena in Tutti pazzi per amore. Ivan Cotroneo gli cucì addosso il personaggio di Ermanno, l’ignorantello che riesce prima ad ingannare Monica (Carlotta Natoli) fingendo di divorare libri da mattina a sera e in seguito a fare innamorare la super snob Lea (Sonia Bergamasco). Una strada, quella della commedia brillante, che aveva percorso pure in Baciati dall’amore, miniserie trasmessa dopo la morte. La trama, decisamente debole e surreale, venne arricchita dai riusciti duetti tra Taricone e Giampaolo Morelli.

Pietro manca, così come manca la risposta ad un quesito che ci poniamo da dieci anni: cosa ci avrebbe ulteriormente regalato se la sua vita non si fosse interrotta ad appena 35 anni. O forse, sotto sotto, lo immaginiamo.

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